Mercato sì, mercato no: tesi opposte si alternano nello Stato a pendolo

Pubblicato il 30 aprile 2009 17:42 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2009 17:43

 È uscito un nuovo libro di Paolo Del Debbio. Si intitola  “Elogio dello Stato a pendolo. Stato e mercato nel XXI secolo”. L’editore è Rubbettino.

Paolo Del Debbio, studioso dei rapporti tra etica ed economia, insegna Etica economica all’università IULM di Milano. Dirige la rivista “Etica ed Economia. Materiali dalla tradizione cristiana” e conduce una striscia televisiva su Italia 1 e Rete 4 dal titolo Secondo Voi. È consulente nel campo della comunicazione. Tra le sue pubblicazioni si ricorda “Global. Perché la globalizzazione ci fa bene”, uscito nel 2002.

La tesi del nuovo libro è che lo Stato a pendolo oscilla tra la sua presenza e la sua assenza nel mercato. Nel Novecento ci sono stati gli assertori della sua assenza e gli assertori della sua presenza. La politica, che dovrebbe guidare le oscillazioni del pendolo, ha esagerato in un senso e nell’altro.
Oggi tutto ciò non è più possibile. Se la politica vuol far sopravvivere il mercato e occuparsi di coloro che quest’ultimo lascia ai margini, non può teorizzarne né solo la presenza, né solo l’assenza, ma deve oscillare a seconda delle situazioni, avendo come faro orientatore non la propria sopravvivenza, ma quella del mercato che, tra l’altro, le dà le risorse necessarie per occuparsi dei più deboli.

In certi casi, dunque, deve essere presente, è il caso della ricapitalizzazione delle banche; in certi altri deve oscillare verso l’assenza, è il caso dell’intervento diretto nell’economia, aiutando aziende che rappresentano solo un costo per la comunità.