Le tesi di Merkel: “Stabilità, competitività e solidarietà per battere la crisi”

Pubblicato il 18 maggio 2010 12:17 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2010 12:18

Angela Merkel

In un’intervista a Le Monde, El Pais e Corriera della Sera, il cancelliere tedesco Angela Merkel spiega la sua ricetta per superare la crisi.

Bisogna “spingere perché i 16 Paesi dell’euro, e in generale tutti quelli della Ue, mettano in ordine i conti pubblici e rafforzino la competitività delle loro economie”. In altre parole, rigore e austerità.

Sui dissensi interni all’Unione europea, Merkel sottolinea che “È molto importante che la Germania e la Francia trovino un compromesso e si mettano insieme: questo darà un impulso a tanti Paesi europei. Siamo in 27 e ogni tanto non è facile, ma se non ci fosse il rispetto per ogni Paese l’Europa non funzionerebbe”.

La lezione che bisogna imparare dalla crisi greca, Merkel la riassume in tre punti: solidarietà comune a tutti io Paesi dell’Ue, solidità e stabilità dell’euro,  nuove regole per i mercati finanziari in Europa. In questo senso bisogna limitare le vendite allo scoperto sui mercati e controllare i derivati.

Per il cancelliere è positiva l’idea della creazione di un’agenzia di rating europea indipendente, che rompa l’oligopolio delle tre anglosassoni Moodys, Standard & Poors e Fitch.

In passato, sostiene Merkel, sono stati fatti errori nella costruzione e nella gestione dell’euro: “L’ex cancelliere tedesco Schroeder e l’ex presidente francese Chirac sbagliarono quando indebolirono il Patto di stabilità e di crescita”, cioè quando i due maggiori Paesi europei furono tra i primi a non rispettare i limiti di deficit imposti dal Trattato di Maastricht.

La stabilità è fondamentale. La Grecia insegna: “Abbiamo visto chiaramente che dobbiamo diventare più competitivi e occuparci della nostra stabilità finanziaria”.

Alla stabilità va però affiancata una “strategia di crescita sul lungo periodo”: l’economia, è la tesi di fondo del cancelliere, non si sostiene con tagli delle tasse o maggiori spese pubbliche, misure che poi indeboliscono il Paese, ma cercando la solidità di lungo periodo, che crea le basi per un’economia competitiva.