Mes, il direttore Klaus Regling: “Italia non sarà un’altra Grecia”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Aprile 2020 10:22 | Ultimo aggiornamento: 19 Aprile 2020 10:22
Mes, il direttore Klaus Regling: "Italia non sarà un'altra Grecia"

Mes, il direttore Klaus Regling (nella foto Ansa): “Italia non sarà un’altra Grecia”

ROMA  –  Se un Paese, come l’Italia, accetta il Mes (il Meccanismo europeo di stabilità o Fondo salva-Stati), il prestito sarà “senza condizioni” e “non sarà un’altra Grecia”: a chiarirlo è il direttore generale del Mes, Klaus Regling. 

Intervistato dal Corriere della sera, Regling sottolinea come invece il Recovery Plan non può partire quest’anno, e che per i corona-bond serve tempo: per questo è meglio usare il bilancio europeo. 

“C’è un nuovo approccio che stiamo prendendo con il Mes – osserva Regling – offriamo uno strumento, una linea di credito a tutti gli Stati dell’area euro”. Oggi “ogni Paese è di fronte allo stesso choc e proprio per questo l’Eurogruppo ha reso chiaro che ci sarebbero termini standard per il prestito, non da negoziare Paese per Paese. La dichiarazione dell’Eurogruppo dice che la sola condizione è di coprire i costi diretti e indiretti di sanità, cura, prevenzione. Poi ci sono i costi indiretti dell’epidemia e vanno molto oltre il semplice acquisto dei materiali. Ciò che conta è che i Paesi che chiedono questa linea di credito possano essere rimborsati per somme pari al 2% del loro Pil per questi costi diretti e indiretti”.

A chi pensa che dopo saranno necessarie riduzioni del deficit, risponde: “Credo ci sia stato un malinteso. Qualunque preoccupazione possa esserci stata, va messa da parte”. Il versamento può essere per “tranche ma di norma l’esborso avverrebbe in un anno”.

Ora “siamo nella prima fase della crisi, ma sappiamo che ci sarà una seconda fase molto importante, quella della ripresa – conclude il direttore del Mes – per allora avremo bisogno di quantità di denaro importanti, di nuovi strumenti e forse anche di nuove istituzioni, ma ci vuole un po’ di tempo. Se si decide per esempio di emettere coronabond, in qualunque forma, non arriverà denaro prima del prossimo anno. Direi che per la seconda fase abbiamo bisogno di almeno altri 500 miliardi dalle istituzioni europee, ma potrebbe essere di più”. (Fonti: Ansa, Il Corriere della Sera)