Metano, Grecia succhierà giacimento sotto la Puglia. Italia ci sta, poi compreremo il loro gas

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 Settembre 2019 8:34 | Ultimo aggiornamento: 26 Settembre 2019 8:34
Metano, Grecia succhierà giacimento sotto la Puglia. Italia ci sta, poi compreremo il loro gas

Dei tubi per il trasporto del metano (Ansa)

ROMA – C’è del metano sotto la Puglia, tanto metano, ma l’Italia non vuole e non ne autorizza l’estrazione. A succhiarlo sarà quindi la Grecia, giusto di fronte le nostre coste, per poi rivendercelo a caro prezzo. Accade con il giacimento Fortuna Prospect che, secondo i geologi, dovrebbe nascondersi sotto il mare Ionio, a sud della Puglia, fra il “tacco” di Santa Maria di Leuca e l’isola greca di Corfù. E accade nonostante l’Italia importi energia per circa 43 miliardi di euro ogni anno.

Era il dicembre del 2013 quando la società Global Med presentò richiesta per esplorare quella zona di sottosuolo e quello che sarebbe diventato il giacimento Fortuna Prospect, un giacimento cosiddetto unitizzato, ovvero interterritoriale, metà in Italia e metà in Grecia. Poco meno di 36 mesi dopo, nel novembre 2016, arrivò il parere positivo del Ministero dello Sviluppo economico. Ancora un anno e, il 26 settembre 2017, l’allora ministro dell’Ambiente, di concerto con il ministro dei Beni culturali, diede a sua volta l’ok. E così avanti di autorizzazione in autorizzazione sino al dicembre 2018 quando dal ministero dello Sviluppo Economico arrivò il permesso definitivo per perforare entro 6 anni il fondo del mare e scoprire se davvero i geologi avevano ragione. Ma il parere definitivo era definitivo di nome ma non di fatto.

Appena un mese dopo il Governo Conte-1 varò una moratoria di 18 mesi su tutti i progetti, un altro blocco definitivo alle nuove concessioni di estrazione di idrocarburi è stato annunciato poche settimane fa dal presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il discorso per la fiducia al suo secondo governo e confermato prima del summit sul clima che l’Onu sta tenendo a New York. Quindi, dopo 6 anni, tutti fermi. In Adriatico non si buca, niente piattaforme e niente metano da tirare fuori dal mare. Almeno dal mare al di qua del confine.

Nel frattempo infatti, a poche decine di chilometri dalla costa italiana, in Grecia, le cose andavano diversamente. Il governo di Atene prendeva decisioni opposte rispetto alle nostre avviando l’iter per l’esplorazione e poi quello per l’estrazione e autorizzando la trivellazione di un pozzo esplorativo nell’area del giacimento che le appartiene, divisa fra Total al 50%, Edison al 25% ed Elpe al 25%. Se il pozzo esplorativo troverà il metano, partirà quindi l’investimento per sfruttare il giacimento. Un giacimento, stando alle previsioni dei geologi, enorme, letteralmente. Gli scienziati che studiano questa zona hanno infatti individuato la stessa natura geologica che ricorre nei giacimenti scoperti di recente nel mare di Cipro, al largo dell’Egitto, con le riserve colossali di Zohr, nelle acque del Mediterraneo che hanno cambiato il rating internazionale di Israele.

I dati del carotaggio prospettivo sono già disponibili. Si stima che questo potenziale giacimento possa avere una dimensione assimilabile a quello egiziano di Zohr, e dunque il gas in esso contenuto, a quel punto, avrebbe un peso specifico determinante per la bilancia energetica nazionale, contribuendo sostanzialmente all’indipendenza energetica.

Se queste previsioni saranno confermato la Grecia avvierà lo sfruttamento, o meglio lo avvieranno le compagnie petrolifere, mentre Atene incasserà le cosiddette royalty. Le condotte sottomarine porteranno il gas fino alla costa greca dove passa, oggi ancora inattivo perché in costruzione, il gasdotto Tap che va verso la Puglia e il mercato europeo. In altre parole, se il giacimento c’è, lo Ionio sarà perforato appena di là dal confine, al largo della Puglia saranno posate le piattaforme, la Grecia godrà le royalty per il metano estratto e venderà quel gas a noi italiani che pagheremo per averlo. Il tutto, ovviamente, senza alcun beneficio ambientale visto che tra Italia e Grecia c’è poco più che un fazzoletto di mare e che il confine altro non è che una linea tracciata sull’acqua.