Versace, c’è l’accordo con Michael Kors. L’azienda americana crolla in Borsa

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2018 16:53 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 16:53
Versace, c'è l'accordo con Michael Kors. L'azienda americana crolla in Borsa

Versace, c’è l’accordo con Michael Kors. L’azienda americana crolla in Borsa

ROMA – Accordo fatto tra Michael Kors e Versace: secondo indiscrezioni le parti starebbero firmando i documenti dell’intesa. Il marchio della Medusa passerebbe in mano alla casa di moda americana. La famiglia Versace, che oggi ha l’80% della società, manterrebbe un ruolo in azienda, a fronte di una uscita del fondo Blackstone (dal 2014 ha il 20% del capitale). Versace, contattata, “non può confermare nulla”.

Subito dopo le indiscrezioni di borsa che davano per fatto l’accordo, il titolo di Michael Kors ha perso il 7,4% in Borsa a New York. Con la cessione di Versace, un altro simbolo del Made in Italy, finisce così in mani straniere. Mentre già di altri si vocifera un imminente cessione. Come per Ferragamo, la cui vendita è stata smentita dalla famiglia proprietaria, ma che da settimane è al centro di rumor secondo cui sarebbe nel mirino di Lvmh, il colosso francese del lusso di Bernard Arnault.

Spesso il passaggio di proprietà, va detto, si è tradotto in investimenti e ulteriore crescita, non in perdita di lavoro in Italia. Un esempio è quanto accaduto a Loro Piana, storico marchio piemontese delle lane di pregio, entrato nel 2013 nell’orbita di Lvmh, con polemiche sulla perdita di italianità. Solo pochi giorni fa però Pier Luigi Loro Piana, uno dei membri della famiglia che ancora detiene il 15% della società, ha rivendicato che quella con i francesi è “una partneship positiva. Lvmh è una società perfetta per accoglierne una delle dimensioni di Loro Piana”. E ha sottolineato che “non è volato via nulla e gli operai sono ancora tutti là, in Valsesia”.

Quali che siano le cause l’elenco delle Maison italiane in mano straniera è lungo. Sono nell’orbita Lvmh Pucci, Fendi, Bulgari e le essenze di Acqua di Parma. L’altro padrone del lusso mondiale, la Kering di François-Henri Pinault, ha in scuderia un campione di peso come Gucci, ma pure Bottega Veneta, Brioni e Pomellato. Da tempo Valentino è saldamente nelle mani del fondo del Qatar Mayhoola, e le voci su una sua possibile quotazione si rincorrono da anni. Il marchio Krizia è stato comperato quattro anni fa dai cinesi di Marisfrolg.

E la lista continua ad allungarsi. Solo a febbraio la lingerie di lusso de La Perla è passata nelle mani degli olandesi di Sapinda. Anche la moda 4.0 è emigrata, da quando Federico Marchetti ha venduto la sua piattaforma di vendite on line Yoox-net-à-porter agli svizzeri di Richemont.

In mani italiane restano marchi come Tod’s, Moncler e soprattutto Armani e Prada. E se il primo ha da tempo messo le basi attraverso la sua Fondazione per evitare che una futura successione renda l’icona dello stile italiano una preda, su Prada ha fatto chiarezza Patrizio Bertelli. Lorenzo, il figlio nato dalla unione con Miuccia Prada, si sta preparando a guidare la azienda, ha detto. E per quanto riguarda la proprietà “io non ho intenzione di vendere, io non ho mai venduto niente in vita mia”.