Microsoft taglia ancora: via 7.800 posti lavoro. Dopo i 18mila dello scorso anno

Pubblicato il 8 luglio 2015 15:43 | Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2015 15:44
Microsoft taglia ancora: via 7.800 posti lavoro. Dopo i 18mila dello scorso anno

Microsoft taglia ancora: via 7.800 posti lavoro. Dopo i 18mila dello scorso anno

NEW YORK – Microsoft taglia ancora: via 7.800 posti di lavoro, la maggior parte nella sua divisione di telefonia. A darne notizia in una nota è stata la stessa casa di Redmond. La compagnia al momento impiega oltre 118 mila persone in tutto il mondo. Il comparto smartphone è stato rilevato da Nokia lo scorso anno con un accordo da 7,2 miliardi di dollari. I tagli che secondo le anticipazioni del New York Times sarebbero stati “considerevoli”, vanno a sommarsi ai 18 mila esuberi già pianificati lo scorso anno dopo l’acquisto di Nokia.

La riduzione di 7.800 posti di lavoro costringerà Microsoft a iscrivere a bilancio una svalutazione di 7,6 miliardi di dollari sugli asset legati all’acquisizione di Nokia. I costi del taglio si calcolano tra i 750 e gli 850 milioni di dollari.

L’amministratore delegato Satya Nadella ha detto: ”Ci stiamo muovendo da un strategia per far crescere una società di telefonia standalone a una strategia di crescita per creare un ecosistema Windows”. La volontà è dunque quella di ritirarsi dalle attività con performance deboli per concentrarsi su quelle strategiche

I licenziamenti arrivano proprio alla vigilia del lancio di Windows 10, prevista per il 29 luglio. Windows 10 sarà il primo sistema operativo multipiattaforma per computer, smartphone e tablet con cui Microsoft punta ad attrarre gli sviluppatori di app e a rilanciarsi nel mercato mobile, dove continua a perdere quote di mercato a vantaggio delle piattaforme iOS di Apple e Android di Google. Il mese scorso Stephen Elop, ex Ceo di Nokia diventato top manager di Microsoft nella divisione mobile dopo l’acquisizione, ha annunciato l’abbandono della compagnia.

Sempre il mese scorso Microsoft ha reso nota la cessione ad Aol delle attività pubblicitarie online, e la vendita a Uber di parte delle sue attività nelle mappe.