Ministro Orlando: “Contratto collettivi del lavoro di Poste modello per il Paese”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2021 14:54 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2021 14:54
andrea orlando, tg poste

Ministro Orlando: “Contratto collettivi del lavoro di Poste modello per il Paese”

Credo che Poste Italiane sia tra i soggetti che ha realizzato un modello di relazioni industriali tra i più avanzati, con forme di contratto integrativo che affronta anche temi come welfare, previdenza integrativa, tutti elementi che a mio avviso segnano una strada che deve essere percorsa anche da altre imprese”.

Poste, ministro Orlando loda il nuovo Contratto Collettivo per i dipendenti

Queste le parole del Ministro del Lavoro Andrea Orlando intervistato dal TGPoste, il telegiornale di Poste Italiane (visibile qui nell’edizione di oggi, lunedì 6 dicembre) rispondendo ad una domanda sul nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti di Poste Italiane siglato a giugno 2021.

Poste è il primo datore di lavoro del Paese (oltre 120.000 dipendenti di cui oltre la metà donna e circa 9.000 under 30). Il Ministro si è soffermato sulle misure contenute nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza parlando dell’inclusione delle donne e degli under 30. “Abbiamo voluto una clausola che impegni le imprese coinvolte nella realizzazione del Piano ad assumere almeno il 30% di donne e di giovani”.

Il fondo per la parità salariale tra i generi

“Abbiamo introdotto un fondo per la parità salariale tra i generi, sono state notificate alla Commissione europea le procedure necessarie per avviare gli sgravi fiscali per le assunzioni di under 30 e di donne, una gamma di interventi che spinge nella direzione di una maggior occupabilità dei lavoratori che sono stati espulsi in larga parte dal mercato del lavoro durante la pandemia”.

Il Ministro Orlando ha poi voluto ringraziare al microfono del TGPoste i dipendenti dell’azienda: “Poste Italiane è tra le dorsali che hanno costruito il Paese, ha reso l’Italia più omogenea, le ha consentito di parlare la stessa lingua, ha fatto sentir meno lontane le persone anche in contesti che rischiavano la marginalità”.