Moda, Armani prepara una fondazione per i propri eredi

Pubblicato il 31 Maggio 2012 9:25 | Ultimo aggiornamento: 31 Maggio 2012 9:45

PECHINO – Nel futuro della Giorgio Armani c’è “una Fondazione, con un Consiglio forte, che supporti gli eredi” dello stilista. E’ questa la prospettiva che lo stesso Armani sta predisponendo e che ha annunciato da Pechino, in occasione della One Night Only in Beijing, il grande evento di stasera con sfilata dedicata alla Cina.

Il discorso è partito dall’età, 78 anni il prossimo 11 luglio, che, pur portati assai bene, “mi fanno sentire un po’ scomodo perché, per quando mi vesta con sneakers e pantaloncini, certi progetti che vanno oltre i dieci anni non mi vedranno più in prima persona”.

Armani sta dunque preparando il dopo Armani e parte escludendo alcune prospettive: “Cedere l’azienda a un fondo di investimento, per il tipo di logica finanziaria che lo condiziona, non mi interessa, ma escludo anche un privato che non capisce di moda e pensa di poterla fare come se si trattasse di produrre macchine”.

Potrebbe cedere il controllo a un grande gruppo della moda? “Sì certo, potrei pensare di cedere a chiunque mi facesse una proposta economica interessante, ma non la vedo all’orizzonte come una possibilità vicina” dice Armani (che è già stato corteggiato da molti, dal gruppo Lvmh come da L’Oreal) con l’aria di citare un’ipotesi solo teorica.

Invece, la soluzione concreta cui cui sta lavorando è quella di una fondazione. E la prospettiva di quotare la Giorgio Armani in borsa? “No, quella no, penso a una Fondazione esterna con un consiglio di amministrazione forte, che sostenga gli eredi. Per quanto riguarda la creatività, non ci sarebbero problemi, l’equipe stilistica è buona e cresce ogni giorno”.

Azienda familiare dunque con supporto esterno forte, controllo in mano agli eredi Armani, quindi certamente i nipoti (Silvana e Roberta Armani, figli del defunto fratello Sergio, e Andrea Camerana, figlio della sorella Rosanna) ma non è dato sapere se anche qualche stretto collaboratore. Questa prospettiva però non esclude le partnership: “Vedo la possibilità di collaborazione con partner stranieri sui vari business, in Cina come in India. Mentre alcuni anni fa il prodotto cinese era di basso livello, ora è molto migliorato anche grazie alle collaborazioni con la nostra cultura produttiva. Noi già realizziamo qui i jeans, naturalmente invece niente che riguardi le linee Giorgio Armani”.