Monte dei Paschi: secondo trimestre 2014 peggio del previsto, crolla titolo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 agosto 2014 17:29 | Ultimo aggiornamento: 8 agosto 2014 17:29
Monte dei Paschi: secondo trimestre 2014 peggio del previsto

Monte dei Paschi: secondo trimestre 2014 peggio del previsto (LaPresse)

MILANO – Dopo la pubblicazione dei dati del secondo trimestre 2014, peggiori del previsto, è negativo il bilancio per il Monte dei Paschi di Siena. La banca guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Viola ha archiviato con un rosso di 353 milioni di euro i primi sei mesi dell’anno in corso. Nei primi sei mesi del 2013 il rosso era stato di 379 milioni.

A questo risultato negativo hanno contribuito le perdite per 179 milioni accumulate nei tre mesi che vanno da aprile a giugno. Gli analisti si aspettavano 130 milioni. La notizia ha avuto subito una risposta dai mercati: il titolo chiude una giornata nera perdendo oltre il 7,6% a Piazza Affari.

Intanto l’azienda ha trovato un accordo con i sindacati su 1.334 esuberi. Spiega Repubblica:

Va meglio la solidità patrimoniale, che dopo l’aumento da 5 miliardi di euro presenta un indice Cet 1 del 12% applicando le regole di Basilea, «in linea con le migliori pratiche». Per accelerare il risanamento Mps continuerà a limare i costi – nel trimestre quelli operativi sono stabili a 670 milioni – e a questo servirà l’intesa raggiunta con i sindacati per gestire 1.334 nuovi esuberi. Le uscite saranno volontarie, e ammortizzate dal fondo di solidarietà. Gli interessati – tra i pensionabili entro fine 2019 – percepiranno l’83-85% dello stipendio. «Grazie all’unità sindacale — ha detto la Fabi — s’è raggiunto un accordo equilibrato, tutto a carico dell’azienda. Ora il management prosegua sulla strada del rilancio concentrandosi sui ricavi»

Repubblica dà spazio alle spiegazioni dell’ad Viola:

il risultato è legato a «condizioni esterne particolarmente difficili», ovvero la marcia indietro della ripresa macro italiana. Essendo Mps leader regionale nel credito alle Pmi, è tra le più esposte alla congiuntura. «Il secondo trimestre è stato particolarmente difficile, con un impatto su margine di interesse, commissioni e costo del credito – ha aggiunto Viola – su questi aspetti la banca dovrà concentrarsi nella seconda parte d’anno, per rilanciare la profittabilità». Sono ancora le rettifiche su crediti, salite da 476 a 731 milioni tra primo e secondo trimestre (+53%), a pesare. La banca le spiega con «accantonamenti su alcune posizioni di ammontare significativo» – nella presentazione il direttore finanziario Bernardo Mingrone ha citato parte dei crediti ad Alitalia e a Sorgenia – e con «la revisione delle stime di perdita per talune sofferenze per l’aggiornamento delle valutazioni di immobili a garanzia». La revisione degli attivi della Bce, in corso, avrebbe spinto a ridurre le garanzie e aumentare le coperture su certe partite.

Sempre su Repubblica Andrea Greco, nell’approfondimento dal titolo “Banca ferma, titolo in calo e ruggini in Fondazione: Siena riscopre il passato“, indaga sulle ragioni del lungo inverno di Mps

“Sembra un tuffo nel passato. Non quello plurisecolare della più antica banca del mondo, ma il passato prossimo che i protagonisti della storia senese vorrebbero archiviare. La banca dopo due anni di chemioterapia ha ancora gambe fragili per le misure chieste da Bankitalia e Ue in cambio degli aiuti di stato da 4 miliardi (3 appena ripagati), e paga la mancata ripresa del Pil italiano, in forma di nuove rettifiche su crediti. E così in Borsa, dove senza sapere dei conti ieri Mps ha perso il 3% tornando a 1,14 euro: come a febbraio, di fatto annullando il lungo volo che aveva reso possibile alla Fondazione liquidare il suo 33% e alla banca la ricapitalizzazione da 5 miliardi sottoscritta d’un fiato dai soci. Chi ha comprato allora, però, lo ha fatto in base a un piano 2013-2017 che prometteva 900 milioni di utile netto a fine corsa. Ma finora ad ammassarsi sono più che altro le perdite, e anche se Viola ha buon gioco a incolpare il contesto, quell’obiettivo oggi è lontanissimo.

Difatti, oggi gli azionisti che hanno pagato 1,54 euro i titoli in aumento perdono un quarto dell’investimento. York Capital, fresco primo azionista con il 5% di Mps, in una decina di giorni ha bruciato 35 milioni; e parliamo di uno dei più scaltri hedge fund statunitensi, che ha fatto carriole di soldi negli aumenti delle banche greche Nbg e Alfa Bank. I due pattisti sudamericani Fintech (4,5%) e Btg Pactual (2%), entrati in Mps con l’aumento, sono sotto di un’ottantina di milioni. Avrebbero motivi per mugugnare: non certo in pubblico, per non deprimere ulteriormente i pacchetti. «È una storia di recupero macro, ci vuole tempo», dicono in pubblico. Oppure: «Il management sta facendo le mosse giuste». Ma questi sono investitori che odiano perdere il denaro. E tra un anno il cda e il vertice di Mps saranno chiamati a un delicato rinnovo.

Chi finanziariamente non può lamentarsi, dopo aver visto la morte in faccia, è Fondazione Mps, cui resta un 2,5% di Rocca Salimbeni. Qui però i fantasmi sono tornati in altra forma. Politica. «A Siena c’è ancora chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio a quando Fondazione Mps era vista come un bancomat da cui prelevare quattrini, non come un valore al servizio di tutti », ha detto l’ex presidente Antonella Mansi, intervistata da l’Espresso . A parte il fatto che qui più che un bancomat servirebbe un prestito, c’è di vero che in due mesi la Fondazione non ha sapu- to trovare un sostituto alla presidenza. E questo anche per i veti incrociati sulla Deputazione nominante piovuti dalla politica locale, divisa tra i renziani del sindaco Valentini, la passata dirigenza Pd guidata dall’ex sindaco Ceccuzzi, la corrente “bianca” legata al presidente del Consiglio regionale della Toscana, Alberto Monaci.

Lunedì la Fondazione, sollecitata dal Tesoro e da Valentini (suo primo elettore) ad anticipare la riunione sulle nomine del 22 agosto, ha la chance di scacciare i fantasmi. Il candidato del sindaco, favorito, è Marcello Clarich, senese, avvocato e docente Luiss. L’outsider è Bettina Campedelli, docente di Economia a Verona gradita alla “risanatrice” Mansi. «Sarebbe una follia se l’impasse sulle nomine nascondesse l’intenzione di una parte della politica di rompere il patto di sindacato a tre con i soci privati: Siena rischierebbe di tornare una realtà periferica», ha aggiunto Mansi. Per ora c’è che la melina sui vertici della Fondazione ha mandato a vuoto la moral suasion del presidente della banca Alessandro Profumo di far dimettere due consiglieri di Mps in quota ente, e affidare le poltrone ai nuovi soci Fintech e Btg. Altro tema di mugugno”.

Si legge sul Messaggero:

«Ora l’obiettivo è aumentare la redditività». Guarda avanti l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola. «La ristrutturazione dello stato patrimoniale» è ormai alle spalle, ma c’è da lavorare sui margini: «dobbiamo migliorare», ha detto il banchiere agli analisti nel giorno in cui il cda di Siena ha archiviato il nono semestre consecutivo in perdita. Certo, a pesare sui conti sono soprattutto gli interessi sui Monti bond e le rettifiche su crediti richieste dalla Bce per via dell’Asset quality review, insieme «alle condizioni esterne difficili». Ma il punto è che il rosso è stato più profondo di quanto previsto dagli analisti. Il semestre si è così chiuso con un risultato negativo per 353 milioni (-379 milioni un anno fa), di cui 178,9 milioni nel singolo trimestre (-278 milioni). Numeri da confrontare con il traguardo dei sei mesi immaginata dal mercato. E cioè una perdita del semestre per 279 milioni (consensus) e di 71,5 milioni per il secondo trimestre.

A pesare, sono stati i 196 milioni d’interessi passivi riconosciuti al ministero dell’Economia per gli aiuti di Stato (a inizio luglio sono stati rimborsati 3 dei 4 miliardi sottoscritti dal Mef) e i 255 milioni di rettifiche su crediti scatenate dall’effetto Aqr solo negli ultimi tre mesi. La zavorra delle sofferenze porta così l’ammontare complessivo delle rettifiche su crediti del semestre a quota 1,208 miliardi, 179 milioni in più rispetto allo scorso anno (+17,4%). Questi numeri non impediscono, però, a Viola di mostrare un certo ottimismo, alimentato anche dalla capacità di aver rispettato tutti gli impegni con Bruxelles. Grazie al successo dell’aumento di capitale da 5 miliardi la banca è diventata «molto solida», ha fatto notare il banchiere. Prova ne è il coefficiente Cet 1 che è salito al 13,5%.

Ora tocca all’efficienza operativa. «Nel breve termine saremo impegnati a mettere in atto una serie di misure per aumentare la redditività». Inutile dire che l’andamento dell’economia è destinata a rendere la strada più difficile anche per Mps. La nuova recessione dell’economia italiana non era, infatti, stata messa in conto nel piano industriale di Siena. Viola lo ha ammesso senza mezzi termini nella conference call con gli analisti. «Il Pil è al di sotto dei livelli assunti nel nostro piano industriale, pensavamo di essere stati molto conservativi (nelle stime poste alla base del piano, ndr) purtroppo la realtà è peggiore di quanto non pensassimo». Tornando ai conti del primo semestre, il margine d’interesse è sceso a 972 milioni (-10,4%), da ricondurre per 147 milioni alla rideterminazione del valore di rimborso dei Monti bond e per 44 milioni agli oneri dovuti per il maggior importo medio degli stessi. In calo anche il margine d’intermediazione, a 1,843 miliardi (-4,7%). Nel periodo, però, si registrano il miglioramento del portafoglio titoli e la riduzione dell’esposizione verso la Bce. Il de-risking del portafoglio finanza è sceso del 6,2% a 34 miliardi (2,2 miliardi in meno rispetto a marzo) mentre l’esposizione su titoli di Stato italiani è passata da 22,4 a 19,2 miliardi. Il debito verso l’Eurotower, invece, si è ridotto a 18 miliardi ad agosto (rimborso entro febbraio), grazie alla restituzione di 10 miliardi di Ltro. Il Cfo Bernardo Mingrone ha poi confermato l’interesse per la sottoscrizione di 6 miliardi di T-Ltro.