Motore Ferrari prodotto da Chrysler Usa: futuro post Montezemolo di Marchionne

Pubblicato il 9 settembre 2014 12:27 | Ultimo aggiornamento: 9 settembre 2014 12:27
Motore Ferrari prodotto da Chrysler Usa: futuro post Montezemolo di Marchionne

Marchio Ferrari per motori Chrisler in alluminio 3 litri V6 prodotti in America?

ROMA – Un motore marchiato Ferrari e montato sulle Maserati ma prodotto nello stabilimento della Chrysler a Trenton, negli Usa, non è solo un obiettivo di Sergio Marchionne ma una realtà. Secondo Salvatore Cannavò del Fatto ne vengono attualmente prodotti 50 al giorno, ma presto diventeranno 80.

Può essere una delle chiavi di lettura dello scontro fra Luca Montezemolo e Sergio Marchionne. Secondo Salvatore Cannavò,   c’è
“un nodo rilevantissimo sul piano finanziario: la quotazione a Wall Street di Fca prevista per il prossimo 13 ottobre. […] Marchionne ha bisogno di esibire tutta la forza di cui dispone, a partire da una Ferrari pilastro del segmento del lusso. La strategia, cara a Montezemolo, di un “cavallino” indipendente, magari quotato alla borsa di Hong Kong – il progetto è del 2011 ma non è mai stato messo da parte – legato a una cordata di imprenditori asiatici, e in particolare arabi, non fa parte del piano Fca. Da qui, la resa dei conti”.
C’è bisogno della Ferrari come
“modo per “rendere più evidente il legame con Fiat Chrysler” con una Ferrari “che riverberi un’immagine di altissima qualità su Fca e recuperi anche il risultato sportivo agli occhi del mondo”.
Negli ambienti sindacali non si esclude, però, che, in presenza di difficoltà finanziarie dopo la quotazione di Fca e in vista di un anno, il 2015, in cui scadrà il vecchio patto con il sindacato Usa che ha garantito la pace sociale e bassi salari oltreoceano, Marchionne non ritenga conveniente lo scorporo di Ferrari e la sua quotazione indipendente. Un altro modo per recuperare risorse fresche.
Al momento, in ogni caso, l’obiettivo è quello della massima integrazione con il resto del gruppo.
Un esempio di questa strategia è dato dalla notizia, pubblicata dalla rivista Usa Autonews, del motore in alluminio 3 litri V. 6 per la Maserati, prodotto la scorsa estate nello stabilimento Chrysler di Trenton.
Una produzione che costituisce una prima assoluta nella storia Fiat e di cui il responsabile della produzione motori Brian Harlow si dice orgoglioso, rivelando che i motori costruiti sono ormai 50 al giorno e presto diverranno 80.
A conferma della integrazione, i motori vengono spediti a Ferrari Spa e i lavoratori hanno utilizzato il cavallino rampante come logo del loro stabilimento”.

Se l’avventura Ferrari è ormai alle spalle, davanti a Luca Cordero di Montezemolo ora si apre l’impresa sulla quale l’Italia intera scommette non solo la faccia: Alitalia-Etihad.

Secondo indiscrezioni raccolte da Roberta Amoruso per il Messaggero di Roma e confermate

“da fonti qualificate, banche creditrici, Etihad e Palazzo Chigi sono convinti che il nome di Luca Montezemolo sia la migliore opzione da spendere per guidare un’azienda che ha e avrà ancora di più con gli arabi la missione di portare il made in Italy nel mondo e portare in Italia tanto turismo”.

Probabilmente la designazione ufficiale non arriverà prima della pronuncia dell’Antitrust di Bruxelles sull’ingresso del socio di Abu Dhabi e sulla partecipazione di Poste nel capitale della compagnia ma non si dovrebbe andare oltre la fine di ottobre, certo entro novembre.

Proprio Montezemolo, ricorda Roberta Amoruso,

“ha seguito in prima linea la trattativa tra Roma e Abu Dhabi. E non solo perchè nell’ultimo anno è stato uno degli interlocutori italiani più ascoltati dall’emiro Khalifa bin Zayed Al Nahayan. Tra maggio e giugno scorso si deve proprio a Montezemolo il riavvio di una trattativa di fatto incagliata. […] C’è chi pensa che l’ingresso al vertice di Alitalia sarà anche accompagnato da una partecipazione (non simbolica) al capitale nella compagnia aerea, a dimostrazione dell’impegno non formale ma sostanziale che Montezemolo sarebbe pronto a garantire”.

In attesa dei nuovi scenari per Montezemolo, i giornali sono pieni di analisi, commenti e indiscrezioni sul suo divorzio dalla Fiat. Sempre sul Messaggero, Giorgio Ursicino registra:

“Parole troppo dure per cercare una riconciliazione, per rimandare il divorzio in tempi diversi e in una forma più appropriata. La lunga storia di Luca di Montezemolo alla guida della Ferrari finisce in maniera brusca, plateale. […]

Dopo lo scambio di dichiarazioni quasi infuocate, non c’è più interesse da entrambe le parti ad andare ancora avanti. Forse non è nemmeno possibile. […]

A questo punto è più interesse del Lingotto chiudere la pratica raggiungendo un accordo. Presentarsi il 13 ottobre all’attesa quotazione a Wall Street con un dossier, sia mediatico che economico, così importante in fibrillazione non sarebbe vantaggioso. La liquidazione del Presidente, che in 23 anni ha trasformato l’azienda, dominato in F1 e creato parecchio valore, è una trattativa di centinaia di milioni (c’è chi ipotizza 300 milioni chi addirittura 500) e presentarsi al mercato con una causa in atto non è un buon biglietto da visita. […]

Montezemolo ha fatto trapelare il suo stato d’animo. Delusione e amarezza per le critiche «ingenerose ed eccessive», ma pure la consapevolezza che «si è chiusa un’epoca» anche perché a Torino nessuno della famiglia ha voluto, o potuto, prendere le distanze dalle bordate di Marchionne.

C’era una divergenza di vedute su come gestire la Ferrari, ma era chiaro che il gioiello in gran parte costruito da Montezemolo era indispensabile per dare lustro e valore a FCA e quello sarebbe accaduto. Marchionne ha acquisito Chrysler utilizzando poco liquidità, ma si è impegnato a mettere la tecnologia made in Italy e chi più del brand Ferrari può svolgere questo compito. Montezemolo, che conosce bene le strategie che hanno creato il fenomeno, temeva una perdita di identità del brand, un rischio «americanizzazione». Ma la Ferrari, che già fornisce motori alla Maserati, deve garantire un ombrello tecnologico a tutta FCA.

Almeno così ha deciso Marchionne con il consenso degli azionisti.

Chi sarà il nuovo presidente della Ferrari? Al di là di chi siederà sull’ambita poltrona, a guidare il Cavallino sarà Sergio Marchionne, lui deciderà strategia e direzione. La carica di presidente potrebbe assumerla direttamente lui o John Elkann con cui c’è totale sintonia. Sembra si sia proposto anche Lapo, ma le chance sono poche. Un’altra ipotesi è Wester che già guida Maserati e Alfa. In fondo l’obiettivo è mettere i tre marchi sotto lo stesso tetto”.

Anche Laura Galvagni, sul Sole 24 Ore, ritiene che

“a raccogliere il testimone di Montezemolo possa essere Marchionne stesso, [cosa che] ben si concilia con quella che potrebbe essere la nuova impronta strategica da dare alla Ferrari, fino ad oggi […] percepita come un’entità distinta da Fiat, una società separata”.
Secondo Stefano Feltri e Carlo Tecce del Fatto,
“il prossimo presidente o vice, sotto la tutela di Marchionne, potrebbe essere Lapo Elkann, che ha appena quotato in Borsa i suoi occhiali Italia Indipendent, messo ai margini dalla famiglia Agnelli dopo le disavventure con trans e droga”.
Sergio Marchionne però,
“in vista, del prossimo sbarco a Wall Street,, avrebbe progetti ben differenti per Ferrari. E per un motivo molto semplice, ossia che dal punto di vista economico e finanziario la componente dei brand del lusso, Ferrari e Maserati, rappresenta un tassello chiave dell’equilibrio finanziario del gruppo.
Ferrari da sola pesa, dal punto di vista del giro d’affari, appena per il 3% ma vale quasi il 15% in termini di ebit e con Maserati contribuisce per il 25% ai risultati operativi della Fiat producendo di fatto appena il 6% dei ricavi.
Il bilancio 2013 della Ferrari si è chiuso con 2,3 miliardi di ricavi, 7 mila auto vendute e un utile di 370 milioni. Trend positivo confermato dalla semestrale archiviata con 1,35 miliardi di ricavi e un ebit di 185 milioni, il migliore della storia con una presenza geografica che tocca ormai 62 paesi con gli Usa che contano per il 29%, i primi cinque paesi europei per il 34% e l’Asia, inteso come Cina, Giappone, Hong Kong e Taiwan per il 12%”.
Sulla base di queste cifre, ben lontane da quelle registrate nel 1991 (230 milioni di fatturato, 2.300 vetture vendute, perdita di 4 milioni) naturale è che la Ferrari
“vada considerata come un elemento cruciale del debutto”.
Monica D’Ascenzo del Sole 24 Ore ha raccolto il pare di un po’ di analisti. Da Mediobanca Securities le hanno detto:
“Non crediamo, però, che possa cambiare la strategia di una produzione limitata a non più di 7mila auto all’anno, perché crediamo sia condivisa anche da Sergio Marchionne.
In Credit Suisse il giudizio su un’eventuale quotazione di Ferrari è positivo, anche se gli analisti del settore osservano come non sembra che ci sia l’interesse del management e degli azionisti a procedere in questa direzione. Inoltre da Credit Suisse osservano come sia difficile immaginare un futuro stand alone per Ferrari e Maserati, mancando i volumi con cui poter fare economie di scala.
In base alle stime di vendite 2015 a 5,645 miliardi di euro e a un Ebit di 790 milioni, il valore attribuito ai due marchi premium del gruppo Fca è di 7,964 miliardi. Un po’ meno della valutazione di maggio di Marchionne pari a circa 10 miliardi, ricordano gli analisti.
I numeri comunque sono allettanti: «Con un margine Ebit del 14,4% nel secondo trimestre del 2014, Ferrari sarebbe uno dei produttori di auto più profittevoli al mondo se fosse indipendente e secondo solo al 18% di Porsche» scrivono da Credit Suisse”.
Stefano Feltri e Carlo Tecce insistono, sul Fatto, invece sulla rottura del binomio Montezemolo-Ferrari. Luca Montezemolo, riferiscono, dice ai suoi collaboratori:
“Io non mi dimetto, così distruggono la Ferrari” . Lo devono mandare via: la lunga stagione di Luca Cordero di Montezemolo al Cavallino è finita dopo quarant’anni. […]
Si sta chiudendo un’epoca, la Ferrari è un pezzo del gruppo Fca-Fiat Chrysler che presto si quoterà a Wall Street e Montezemolo invece è l’ultimo protagonista del passato, pupillo di Gianni Agnelli e scelto dalla “famiglia” come traghettatore tra generazioni e fasi storiche.
Ora il passaggio è completato”.
Nel 2004, dopo la morte dell’Avvocato e la rapida morte di Umberto Agnelli Montezemolo presidente era il simbolo della continuità, con il quasi sconosciuto Sergio Marchionne amministratore delegato, ricordano Feltri e Tecce.
Nel 2010 Montezemolo lascia e John Elkann diventa presidente Fiat:
“La Ferrari resta una repubblica indipendente dalle storti del gruppo: continua a vincere premi come “il miglior posto dove lavorare”, mentre Marchionne stravolge l’identità di Fiat, Lancia e Alfa con innesti di modelli e componenti Chrysler, la Ferrari conquista mercati arabi e cinesi con vetture personalizzate, pezzi unici.
Unico è anche lo stipendio di Montezemolo, un presidente che invece di ricevere emolumenti simbolici è pagato come un amministratore delegato operativo: oltre 5 milioni di euro, quasi come l’ad dell’ Eni. Perché tanti soldi? Perché è bravo, perché l’espansione nel mercato arabo e in quello cinese sono merito suo e dei suoi contatti, dicono gli ammiratori. […]
John Elkann e Sergio Marchionne sono orientati a inglobare la Ferrari in Fca, ma lasciandole una sua identità autonoma”.