Mps, dalla conversione dei bond raccolto un miliardo di euro

di redazione Blitz
Pubblicato il 3 dicembre 2016 7:00 | Ultimo aggiornamento: 3 dicembre 2016 0:43
Mps, dalla conversione dei bond raccolto un miliardo di euro

Mps, dalla conversione dei bond raccolto un miliardo di euro (foto Ansa)

MILANO  – Primo passo verso il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena. Dalla conversione dei bond subordinati in azioni, Rocca Salimbeni porterà a casa almeno uno dei cinque miliardi necessari per l’operazione.

Il dato, ancora provvisorio, è stato diffuso poche ore dopo la chiusura del periodo di adesione volontaria. Nei giorni scorsi Mps aveva fatto sapere che le sue stime indicavano in un miliardo e 57 milioni di euro l’esito dell’operazione, anche se non è un segreto che i vertici di Siena si erano posti l’obiettivo di raccogliere un miliardo e mezzo.

Il risultato definitivo si saprà lunedì 5 dicembre, quando la banca avrà a disposizione i dati della conversione dei bond in mano sia alla clientela istituzionale sia a quella retail. Siena spera di non allontanarsi troppo dal target.

In linea di massima, l’operazione di salvataggio prevede che un altro miliardo-miliardo e mezzo arrivi da uno o più investitori che intendano entrare con una quota di peso nel capitale di Siena, il cosiddetto ‘anchor invest’. Il terzo tassello, che vale due miliardi di euro, sarà l’aumento di capitale da lanciare la prossima settimana per poterlo chiudere entro Natale. Nei giorni scorsi la banca ha fatto sapere che il fallimento di anche uno solo dei tre passaggi comporterebbe il flop dell’operazione.

Il primo ostacolo è stato superato ma restano ancora delle incognite. La prima e più grossa è la reazione dei mercati all’esito del referendum costituzionale. Nel caso in cui il voto provochi un terremoto sulle Borse, ogni sforzo senese potrebbe essere vanificato. Gli investitori potrebbero tirarsi indietro, così come le banche del consorzio di garanzia, che potrebbero non firmare l’impegno ad accollarsi la parte di aumento di capitale non assorbita dal mercato. Insomma, gli spettri del ‘bail in’ e di un intervento dello Stato non possono dirsi ancora scongiurati.

“Non abbiamo commenti da offrire sulla storia”, ha risposto il portavoce della commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, sull’ipotesi di una nazionalizzazione di Mps. Al momento, ha aggiunto, “è in corso un esercizio di ricapitalizzazione sul mercato che è pienamente in linea con le regole dell’Unione europea”. Anche un portavoce del ministero delle finanze tedesco ha detto di aspettarsi che vengano rispettate le “regole europee”.

Per quel che riguarda gli investitori, voci insistenti parlano di contatti avanzati con il fondo sovrano del Qatar, intenzionato a mettere sul piatto un miliardo. La firma di un impegno più concreto non dovrebbe essere lontana, ma la logica suggerisce che, a questo punto, anche gli Emirati aspetteranno il dopo referendum, anche se la loro decisione non pare strettamente vincolata al risultato.

I fondi Soros, Pimco e Paulson, che stanno valutando investimenti fra i 100 e i 300 milioni di euro, sono invece molto più sensibili alle scosse dei mercati. Per lunedì in Mps ha in programma una serie di riunioni tecniche con le banche del consorzio (guidato da Jp Morgan e Mediobanca) e con gli investitori, per valutare il post voto e tutto quel che ne consegue su fattibilità, modalità e tempi dell’aumento di capitale. Sarà poi un consiglio di amministrazione in programma martedì a Siena a stabilire se e come si farà l’aumento di capitale.