Mps, lo Stato diventa azionista: Ministero dell’Economia entra nel capitale

Pubblicato il 12 Febbraio 2015 18:54 | Ultimo aggiornamento: 12 Febbraio 2015 18:54
Mps, lo Stato diventa azionista: Ministero dell'Economia entra nel capitale

Piazza Salimbeni a Siena, sede centrale del Monte dei Paschi – LaPresse

SIENA – MPS, ovvero Monte dei Paschi di Stato, e non più di Siena. Lo Stato è costretto, infatti, a diventare azionista dello storico istituto di credito senese. Il Ministero dell’Economia entra nel capitale perché la banca non riesce a ripagare gli interessi sul maxiprestito concesso dal Tesoro italiano per salvarla dal fallimento. E lo Stato sarà ripagato in forma di azioni, diventando socio – con una quota del 10% destinata a scendere dopo l’aumento di capitale previsto per 3 miliardi – a partire dal prossimo primo luglio.

È questa la conseguenza più importante del bilancio 2014, chiuso con la perdita record di 5,34 miliardi di euro: gli interessi sui Monti Bond (i prestiti obbligazionari) – che sono pagati posticipati al primo luglio – potranno essere pagati da Mps solo con azioni ordinarie di nuova emissione. Gli interessi per il 2014, secondo quanto ha detto il direttore finanziario del gruppo Bernardo Mingrone agli analisti, ammontano a circa 240 milioni. Riporta l’Agenzia Ansa:

La quota che finirà in mano al Tesoro, dice una stima di Equita, ai valori di Borsa di oggi (titolo a 0,43 euro con una capitalizzazione di 2,24 miliardi) vale circa il 10%. Quota che scenderà, tuttavia, dopo l’aumento di capitale: l’operazione da 3 miliardi, in crescita rispetto ai 2,5 inizialmente previsti, si terrà nel secondo trimestre. Dopo l’aumento, che pesa per più della quotazione attuale di Borsa, è possibile che la partecipazione pubblica si diluisca per più della metà, sotto il 5% circa. La notizia irrompe comunque sui mercati, l’azione Mps viene anche sospesa per eccesso di rialzo.

L’istituto più antico del mondo ha ricevuto circa 4 miliardi dal Tesoro, che ha sottoscritto prima i Tremonti poi i Monti Bond (strumenti simili, con le cedole crescenti nel secondo caso). Dopo l’aumento di capitale dell’anno scorso, da 5 miliardi, Mps ne ha rimborsati 3 miliardi. Nel 2014, gli interessi relativi al 2013, un conto di circa 350 milioni, furono pagati con l’emissione di nuovi titoli, subito riacquistati dalla banca guidata da Viola e Profumo grazie ai proventi dell’aumento di capitale.

Questa via non è più percorribile da quest’anno, visto che il contratto prevede – in caso di incapienza del bilancio e quindi a maggior ragione in caso di perdita – che si versino al Tesoro nuove azioni Mps “valutate a prezzi di mercato”. Quanto invece al miliardo circa di titoli ancora in mano al Tesoro, questo dovrebbe essere riscattato con il nuovo aumento di capitale.

Il numero di azioni ordinarie che saranno assegnate allo Stato per corpire gli interessi sarà determinato, sostanzialmente, in base al valore medio della capitalizzazione di Borsa del Monte, calcolata sul prezzo di riferimento nei 10 giorni precedenti la data del consiglio di amministrazione della banca che approva il bilancio 2014. Significa che si guarderà ai corsi azionari che si formeranno tra il 18 febbraio prossimo e il 3 marzo: il 4 marzo è infatti previsto il board per il progetto di bilancio 2014. Se avvenisse oggi, viale XX Settembre potrebbe essere in prospettiva il primo azionista di Mps.

Come visto, però, al momento dell’effettiva assegnazione dei titoli la quota pubblica sarà inferiore a queste stime, visto che nel frattempo la base di capitale sarà cresciuta per l’aumento. Resta quindi viva, probabilmente entro l’anno, la necessità del Monte di trovare comunque un partner per una aggregazione. Dalla Fondazione, ancora, non c’è un’indicazione sulla volontà o meno di sottoscrivere la propria quota di aumento. Invece dovrebbero sottoscrivere i pattisti di Btg Pactual e Fintech (rispettivamente titolari del 2 e del 4,5%), intenzionati a mantenere la partecipazione ancora per 2-3 anni.

Sulla situazione attuale del Monte ha fatto il punto il sindaco di Siena, Bruno Valentini. Quanto alle mosse della Fondazione, il politico spiega all’Ansa che l’ente deve “valutare attentamente la salvaguardia attuale e futura del proprio patrimonio. Non è obbligatorio partecipare all’aumento di capitale”, ma piuttosto portare a casa i due obiettivi statutari,”che sono la salvaguardia del patrimonio che non può essere concentrato su unico asset bancario, e dall’altra lavorare affinchè la direzione generale di Mps resti a Siena”. Il sindaco dice che Siena riparte da quello che era 20 anni fa, prima dello sviluppo, poi risultato non veritiero e fondato su utili finti, di Banca Mps. “Gli ultimi 20 anni hanno alterato i dati reali della nostra città che, aveva usufruito di una ricchezza aggiuntiva, di extra risorse, che in grande misura non c’è più”. Per Valentini “quella Siena è finita, una città che si era abituata ad essere autosufficiente e non sapeva interagire con la Regione e con l’Italia”.