Mps. Superteste Rizzo: “Chiedete a Tarantola”. Clausola Antonveneta: acquisto al buio

Pubblicato il 5 febbraio 2013 10:00 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2013 10:49
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Mps. Il superteste Rizzo: “Chiedete a Tarantola”. Antonveneta: la mail ignorata

ROMA – Mps. Antonio Rizzo, noto ormai alle cronache come il supertestimone dei segreti del Monte dei Paschi (specie dopo l’audizione del ministro Grilli in Commissione Finanze alla Camera), chiede pubblicamente che giornalisti e osservatori si rivolgano, per diradare la nebbia intorno ai misteri della banca, all’attuale presidente della Rai Anna Maria Tarantola, all’epoca dei fatti capo della vigilanza di Banca d’Italia. Intanto a Siena si è rivisto l’ex presidente Mussari che, giunto in Smart, ha annunciato che parlerà con gli inquirenti ma solo fra qualche giorno.

Nel frattempo, da nuove rivelazioni contenute nelle carte della Guardia di Finanza, si scopre che dal vicedirettore del Monte dei Paschi, fu lanciato l’allarme, ignorato, sulle criticità dell’operazione Antonveneta. Altra rivelazione illuminante, la clausola posta dal venditore nell’operazione Antonveneta, il presidente del Banco Santander Botin: per concludere l’affare niente due diligence, ovvero nessuna verifica preventiva sulla situazione contabile della banca oggetto di trattativa (Antonveneta appunto).

Il superteste chiama in ballo Anna Maria Tarantola. Antonio Rizzo, l’uomo più cercato d’Italia per ricostruire le fasi del tracollo della banca più antica del mondo, è una figura nota nel mondo della finanza e della comunicazione economica. L’ex manager della Dresdner Bank, è anche blogger e ha collaborato, con lo pseudonimo “Superbonus”, con il Fatto Quotidiano. Adesso è un testimone chiave nell’inchiesta: dal 2008 parla con i militari del Nucleo di polizia tributaria di Milano, cui rivelò l’esistenza della banda del 5%. Scrive il Sole 24 Ore in proposito: “All’epoca era un banker di Dresdner Banca e alle Fiamme gialle riporta la discussione avvenuta con un collega nel corso di una cena. Oggi si scopre che quella chiacchierata di lavoro è stata registrata e il nastro è ora in possesso dei pm senesi”.

Oggi, martedì 5 gennaio, Il Giornale pubblica una lettera aperta di Antonio Rizzo al direttore. Invita i lettori a non prenderlo per un eroe, né a farsi suggestionare da letture manichee della faccenda. Colpisce, tra i vari argomenti affrontati, l’attacco diretto all’ex responsabile della vigilanza di Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, oggi presidente Rai.

“Il vero super testimone di questa vicenda non dovrei essere io ma la dottoressa Tarantola che ha ricevuto la relazione degli ispettori di Banca d’Italia nel novembre del 2010 nella quale tutto era scritto e descritto in dettaglio. Mentre le telecamere della Rai inseguono il sottoscritto in tutta Italia per ottenere una dichiarazione irrilevante, nessuno sale un piano di scale per chiedere al proprio Presidente perché abbia ignorato quella relazione consentendo l’errata contabilizzazione delle operazioni in questione”.

Spicca, nella ricostruzione di Rizzo, anche la puntualizzazione sul ruolo dei derivati, ingigantito secondo lui ad arte:

“Il caso Monte dei Paschi non è una questione d’interpretazione e per capirlo non occorre come dice Bersani una «commissione d’inchiesta sui derivati», è un chiaro caso di falso in bilancio, malversazione e probabilmente appropriazione indebita ai danni degli azionisti grandi e piccoli. Il polverone che si sta alzando intorno ai derivati è solo il tentativo di coprire verità e responsabilità e di spaventare chi abbia intenzione di parlare e di mettere a nudo i problemi di una finanza senza controllo che compra le proprie coperture istituzionali con promesse e minacce”.

Un’ultima considerazione negativa sul “regalo che i contribuenti italiani stanno facendo alla Fondazione e alle banche che la finanziano con i Monti Bonds. “Il risultato netto sarà che daremo soldi veri in cambio di soldi del Monopoli e alla fine dovremo pagare ancora ed ancora tutto grazie a un piccolo emendamento inserito dal governo Monti in finanziaria”.

La mail ignorata su Antonveneta. Sono le giornate cruciali della trattativa Mps-Banco di Santander per l’acquisto di Antonveneta. Il 15 novembre 2007 il vicedirettore generale Giuseppe Menzi invia una mail al direttore generale  Vigni “con la quale illustra la criticità dell’operazione”. Sul Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini illustra in dettaglio le perplessità del dirigente.

“Antonveneta – scrive il manager – è divisionalizzata male, la governance è concentrata su Amsterdam, bisogna riconsiderare gli accantonamenti del 2007, i crediti danno una crescita zero”. Non è finita: Menzi entra ulteriormente nel dettaglio della situazione della banca ed evidenzia come “le criticità devono essere curate con terapia d’urto anche per non incidere troppo sul 2008 sottolineando la necessità di “inserire figure di Mps che possano poi fornire garanzie”.

“Niente due diligence su Antonveneta”. E’ la clausola, a prima vista incompatibile con una transazione di questo livello, imposta dal presidente di Santander Lobotin. D’altronde, se non compra Mps, compra Bnp Paribas. Niente presa in visione dei libri contabili o l’affare salta. Cosa avranno da nascondere non si sa, anche se risulta che Mussari abbia provato ad insistere senza successo. Quello che sospettano gli inquirenti è che l’accordo conviene alle parti perché in questo modo possono mettersi d’accordo sulla spartizione della plusvalenza, impossibile alla presenza di un terzo incomodo incaricato della revisione dei conti.

 

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