Mucchetti: “Bene Visco su capitale Bankitalia, ma resta allarme su credito e dividendi banche”

Pubblicato il 26 Maggio 2015 22:21 | Ultimo aggiornamento: 26 Maggio 2015 22:21
Mucchetti: "Bene Visco su capitale Bankitalia, ma resta allarme su credito e dividendi banche"

Ignazio Visco (Ansa)

ROMA – “Novità e allarmi da Bankitalia. Il governatore Ignazio Visco doveva battere un colpo sulla situazione del capitale della Banca d’Italia. E l’ha fatto. Questa è la novità”, così Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato commenta sul suo blog l’intervento del governatore della Banca d’Italia, avvenuto questa mattina in occasione dell’assemblea ordinaria dell’istituto centrale.

“Chi scrive – prosegue Mucchetti – aveva chiesto un segnale dalle colonne del ‘Corriere della Sera’ in edicola il giorno stesso dell’assemblea. Ma più ancora lo chiedevano, con la loro muta resistenza, le fondazioni bancarie chiamate da acquistare al prezzo di 25 mila euro l’una le quote della banca centrale in vendita da oltre un anno ma finora restie all’acquisto. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Generali, INPS e Carige devono vendere i due terzi del capitale della banca centrale per rientrare sotto la soglia del 3% fissata dalla legge: 5 miliardi il controvalore dell’operazione. Ma in assenza di rassicurazioni sul rendimento delle quote, titoli privi di diritti di governance, e dunque assai più affini alle obbligazioni che alle azioni, i deputati all’acquisto non avrebbero mai messo mano al portafoglio”.

“Ebbene, Visco ha dato 340 milioni di dividendi a valere sull’utile 2014. Questi dividendi danno un rendimento pari al 4,5% lordo sul capitale nominale. Nell’esercizio precedente, il monte dividendi era stato di 380 milioni, pari al 5% del capitale nominale. Il governatore ha promesso per il futuro dividendi oscillanti tra questi due valori, ossia tra il 4,5 e il 5%, sempre che gli equilibri di bilancio non impongano la politica della lesina”, sottolinea l’ex vicedirettore del Corriere della Sera. Per il senatore del Pd: “Intervenendo a nome di quotisti, il presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Gianmaria Gros-Pietro, ha apprezzato la promessa del governatore. Ma non è Intesa che deve mettere mano al portafoglio. Anzi, Intesa e le altre banche hanno interesse a vendere e incassare l’equivalente della rivalutazione fatta l’anno scorso e sulla quale hanno già pagato le imposte. Bisognerà vedere che cosa ne pensano le fondazioni: le migliori fra loro hanno rendimenti doppi rispetto a quelli promessi da Visco, ma l’apertura del governatore potrebbe avviare, e forse concludere con un pò di moral suasion, quel negoziato che finora, a 15 mesi dall’approvazione della legge, non è ancora partito. “L’allarme – ricorda però Mucchetti. A parità di capitale investito, con le nuove regole europee in via di enforcement, le banche faranno meno credito e daranno meno dividendi. Visco l’ha detto con freddo garbo. Gros-Pietro l’ha ripetuto con chiarezza e con forte preoccupazione. Da qui in avanti le strade del governatore e del banchiere mi sono sembrate dividersi. Visco sembra credere nei canali alternativi a quello bancario; apprezza gli sforzi del governo per incentivare il ricorso al mercato obbligazionario, per aprire alle assicurazioni e ai fondi l’attività creditizia”.

Secondo Mucchetti poi: “Gros-Pietro ha avvertito che le banche hanno tutto per valutare il merito di credito della clientela, e sono sottoposte a feroce regolazione. Assicurazioni e fondi di credito non hanno la stessa expertise. E non sono sottoposte alla stessa regolazione. Aggiungo io: se le banche registrano oggi come deteriorato il 17,7% del loro monte crediti, quante perdite accumuleranno i principianti? Quali garanzie daranno ai risparmiatori e a quali tassi presteranno alla clientela? E quante saranno le imprese, oltre alle grandi che già le emettono, in grado di offrire obbligazioni trasparenti e convenienti al mercato? Chi conosce l’Italia sa che sono e saranno pochissime. Riletta alla luce della storia, la narrazione di Visco sulla regolazione europea racconta di una storica sconfitta dell’Italia, dei suoi governi e della sua banca centrale: per orgoglio nazionalistico e cedimenti demagogici, abbiamo perso il treno dell’intervento pubblico a sostegno del settore bancario, che altri – dalla Spagna all’Irlanda, dalla Germania al Regno Unito – hanno preso senza pudore e senza paure inutili, e ora arranchiamo con sistemi di cartolarizzazione privata più onerosi e il sogno di una bad bank quasi impossibile da realizzare, ormai. Con un’Europa che, dimentica di suoi recenti trascorsi, con sdegno virginale bolla come aiuto di stato qualsiasi forma di sostegno pubblico al finanziamento delle imprese”, così conclude il presidente della commissione Industria di palazzo Madama.