Mutui: lo spread scende ma la rata no. Il braccino corto delle banche

Pubblicato il 11 Gennaio 2013 9:41 | Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio 2013 15:37
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Mutui: lo spread scende ma la rata no. Il braccino corto delle banche

ROMA – Perché lo spread tra BTp e Bund continua a calare e, invece, il tasso dei mutui resta ingessato ai livelli record di un anno fa? Non è una domanda retorica: al momento sembra più un quesito irrisolvibile, un enigma se non si vuol pensar male  e dar retta alle pallide giustificazione delle banche. Nemmeno il Sole 24 Ore sa rispondere, anche se, il sospetto che gli istituti di credito italiani ci marcino un po’ esiste, ovvero che “uno spread elevato sia in fondo soltanto un alibi per generare ricavi alle spalle di famiglie e imprese”.

Il punto è proprio questo. Le banche non stanno trasferendo a famiglie e imprese i vantaggi che stanno ricevendo dall’abbassamento dello spread. E in Italia, accendere un mutuo vuol dire sobbarcarsi un tasso, in media, del 4,05%, un punto percentuale in più della disastratissima Spagna (lo dice la Bce).

Finora, nell’ultimo travagliato anno, tutto era colpa del famigerato spread. Ora che è sceso più in basso della cosiddetta quota Monti (l’11 gennaio ha raggiunto i 248 punti, per la prima volta da luglio 2010) contro i 575 punti del novembre 2011, lo Stato spende meno per finanziarsi, i titolo bancari hanno recuperato quasi l’80% delle perdite da luglio, ma per imprese e famiglie il mutuo resta lo stesso. A meno di considerare lo sconto minimo di 41 punti qualcosa.

La formazione del tasso di interesse sul mutuo è data dall‘Euribor (il tasso con cui le banche si prestano i soldi fra loro e che qualcuno ha provato perfino a manipolare) e dallo spread, cioè il differenziale tra i tassi di interesse di Btp e italiani e bund tedeschi. Un anno fa le famiglie italiane pagavano in media il 3,55% per il differenziale aggiuntivo, lo spread bancario che si somma al tasso Euribor (quest’ultimo pari nel febbraio 2012 a 1,08% per la scadenza a tre mesi). Oggi, invece, con l’Euribor tra l’altro ai minimi storici (pari allo 0,19% per i tre mesi), quel costo “bancario” è sceso al 3,14%: uno “sconto” di soli 41 punti base.

Le banche, chiamate in causa, danno la colpa al costo della raccolta, ancora troppo elevata rispetto a prima del crack Lehmann. Poi le leggi italiane sono troppo stringenti: ogni mutuo deve prevedere un accantonamento patrimoniale, in Italia mediamente più alto. Altra giustificazione (invero un po’ debole) la lentezza delle giustizia civile italiana (per recuperare ad esempio un immobile ci possono volere dieci anni). Ma perché, prima del crack Lehmann la giustizia civile italiana era forse veloce?