Naomi Klein, guru no global autocritica: “Sconfitti per non aver mai detto sì”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 febbraio 2015 11:39 | Ultimo aggiornamento: 2 febbraio 2015 11:39
Naomi Klein, guru no global autocritica: "Sconfitti per non aver mai detto sì"

Naomi Klein, guru no global autocritica: “Sconfitti per non aver mai detto sì”

ROMA – Naomi Klein, guru no global autocritica: “Sconfitti per non aver mai detto sì”. L’ultima sua fatica, un rapporto documentato, un imponente, documentato volume che per i critici angloamericani è uno dei più importanti e controversi libri sui cambiamenti climatici del nostro decennio  si chiama programmaticamente,  “Una rivoluzione ci salverà: perché il capitalismo non è sostenibile”: ma la verve rivoluzionaria di Naomi Klein, autrice nel 1999 del best seller “No logo” che la impose come star mediatica dell’antagonismo internazionale, si è attenuata o comunque aggiornata di pari passo con la constatazione che l’incapacità di dire qualche sì abbia nuociuto al movimento no global e ai critici del capitalismo.

Il pentimento, o l’aggiustamento della rotta politica se vogliamo evitare enfatizzazioni, giunge con la presentazione del nuovo libro in Italia (a Mantova, al Festivaletteratura). E con una intervista a Repubblica che se da una parte contiene l’ammissione di certi errori dovuti all’arroccamento, rilancia i temi ambientali in funzione riparatrice dei guasti di questo capitalismo. A Davide Casati del Corriere della Sera che la intervista, Naomi Klein confida il senso del suo ripensamento e le speranze per il futuro.

La sensazione però è di dejà vu: dai social forum a Occupy, i movimenti avevano avuto occasioni importanti. «È un momento decisivo: solo noi possiamo perdere», aveva detto nel 2008.
«E abbiamo perso. Ma i movimenti non sono lineari, e non sono morti: si reincarnano, e imparano dai loro errori».

Quali?
«Il primo è stato quello di fidarsi di figure messianiche, affidare a loro il cambiamento e tornarsene a casa. È successo con Obama, ad esempio. Ma il più importante è stato quello di avere detto molti “no” senza avere dei “sì” altrettanto convincenti. Alle persone non piace l’ingiustizia, la diseguaglianza, il riscaldamento globale: ma hanno paura dell’alternativa, se non è elaborata con cura. Podemos, in Spagna, è un partito nato da movimenti sociali; le 900 cooperative energetiche in Germania mostrano che le fonti alternative non sono favole. Questi sono dei sì — degli esempi tangibili».

Eppure moltissimi movimenti si caratterizzano esattamente così: No-qualcosa.
«La fase del no serve: mette limiti, detta una linea. Ma non eravamo bravi con i sì. Stiamo migliorando: non si può rimanere per sempre in una posizione di opposizione. E poi, attenzione: i nuovi movimenti per l’ambiente riguardano persone che si innamorano del luogo dove vivono. È un errore considerarli solo movimenti “contro” qualcosa». (Davide Casati, intervista a Naomi Klein, Corriere della Sera)

 

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