Nido, moneta complementare all’euro per salvare L’Aquila dopo il terremoto

Pubblicato il 17 Gennaio 2013 11:41 | Ultimo aggiornamento: 17 Gennaio 2013 11:41
Nido, moneta complementare all’euro per salvare L’Aquila dopo il terremoto

Nido, moneta complementare all’euro per salvare L’Aquila dopo il terremoto (Foto LaPresse)

L’AQUILA – Il Nido è la moneta locale  complementare all’euro che salverà L’Aquila del dopo terremoto. Matthew Forstater, economista degli Stati Uniti, lancia la sua proposta, riporta il Corriere della Sera. L’idea di Forstater è semplice: ideare una valuta sovrana che sia complementare all’euro per spingere l’economia locale. Il Comune de L’Aquila pagherebbe in Nido il lavoro delle famiglie per la ricostruzione della città, dove le macerie ricordano ancora il tragico terremoto del 6 aprile 2009.

Il Corriere della Sera riporta l’intervento di Forstater, che durante il convegno “Salvare l’Aquila, salvare l’Italia” propone per la città la teoria “Mosler economics-Modern money theory“, Mmt:

“Verrebbe fissata una nuova tassa locale, ma non in euro: in Nido. Ai cittadini verrebbe offerta la possibilità di guadagnarlo, offrendo 4 ore di lavoro a settimana per famiglia. Chi avesse maggior tempo potrebbe lavorare di più, accumulando altri Nido, da utilizzare per scambi o commerci”. Un po’ com’era per il vecchio gettone telefonico: una non moneta affiancata alla Lira. “Il Comune dovrebbe offrire a tutti un lavoro. – spiega Forstater – Basta vedere le macerie per capire quanto ce n’è. Le cose verrebbero fatte e l’Aquila avrebbe la sua sovranità monetaria, alla quale l’Italia ha rinunciato”.

L’economista non è certo l’ultimo arrivato ed il suo sistema non è pura utopia. Forstater è professore della University of Missoury di Kansas City e ricercatore associato al Levy Economics Institute of Bard College di New York, ed ha applicato la teoria Mmt per il pagamento delle tasse nella sua università, ottenendo inflazione zero sul deficit di bilancio registrato in 15 anni grazie all’uso del Buckaroo, e in vasta scala in Argentina, dove funzionò fino al 2006:

“Fino al 2006 funzionò molto bene. Perché – spiega – aveva i requisiti necessari: un forte spirito di comunità, che a L’Aquila non manca, e il lavoro garantito. Poi si optò per il salario garantito”.

Gianni Chiodi, governatore dell?Abruzzo, si sarebbe detto “interessato” alla proposta di Forstater:

“Fra un po’ i fondi per la ricostruzione finiranno. Saranno necessari finanziamenti significativi che il governo italiano non è in grado di finanziare. Non abbiamo gli stessi strumenti per intervenire che ha uno Stato nella sua sovranità”.