No art. 18 Renzi: licenziare si può ma costa di più. Tutele estese ai precari

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 settembre 2014 9:56 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2014 9:56
No art. 18 Renzi: licenziare si può ma costa di più. Tutele estese ai precari

No art. 18 Renzi: licenziare si può ma costa di più. Tutele estese ai precari

ROMA – Renzi: no art. 18, tutele crescenti anche ai precari. Chi licenzia perde incentivi. Secondo l’impostazione della riforma, Matteo Renzi cambierà i connotati al mercato del lavoro attraverso una semplificazione radicale delle forme contrattuali. Resteranno solo lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti con questi ultimi distinti sulla base di un contratto a tempo determinato e uno a tempo indeterminato a tutele crescenti.

L’ambizione è rendere le tutele il contratto più diffuso: non ci sarà l’articolo 18 (almeno nei primi tre anni per i neoassunti, se reintegrarlo dopo un certo numero di anni è materia di dibattito) che impone il reintegro in caso di licenziamento per ingiusta causa sostituito da un indennizzo monetario. Però licenziare costerà al datore più caro perché in questo caso dovrebbe restituire gli incentivi connessi alle tutele crescenti.

In pratica: da un lato l’eliminazione dell’articolo 18 funziona come incentivo perché l’azienda assuma a tempo indeterminato, dall’altro il costo del lavoro più alto nel contratto a termine funziona come disincentivo ad utilizzarlo se non nei casi dove veramente è a termine come nei lavori stagionali, per esempio. Il datore può sì licenziare ma non gli conviene. Dal momento che le tutele crescenti sostituirebbero tutte le attuali forme contrattuali esistenti (a progetto, co.co.co., partite Iva e altre forme di precarizzazione) i lavoratori avrebbero tutti gli stessi diritti, a secondo se a termine o con tutele crescenti: minimi di retribuzione, maternità, ferie, ammortizzatori sociali.

Lavoratori di serie A e di serie B? Dal momento che le tutele crescenti si applicano solo ai nuovi assunti si pone la questione di un doppio standard fra i lavoratori, diciamo fra vecchi garantiti e giovani. Secondo il piano Renzi, a parte l’estensione dei diritti a quel milione e mezzo di precari tra cui l’indennità di disoccupazione in caso di perdita del posto di lavoro, la platea di beneficiati si assottiglierà progressivamente mentre salirà contestualmente il ricorso al contratto a tempo indeterminato che, al momento, considerato sconveniente dalle imprese, riguarda solo il 15% delle assunzioni.

Indennità di disoccupazione (Aspi)  anche per i contratti a progetto e i precari. Se licenziato, il lavoratore avrà diritto a un indennizzo di importo crescente in base all’anzianità di servizio (si parla di una o tre mensilità per anno lavorato) e appunto all’indennità di disoccupazione dallo Stato, l’Aspi introdotto dalla riforma Fornero, estesa ai lavoratori attualmente impiegati in contratti a progetto, collaborazioni varie e altre forme di precariato. Il Governo sta cercando un miliardo e mezzo di coperture finanziarie per anticipare l’estensione Aspi al 2015 invece del 2017 previsto: secondo la legge Fornero l’Aspi ha un tetto fissato a 1165 euro e una durata massima che che potrebbe essere allungata a 2 anni dai 18 mesi attuali. Chi accede a questa forma di sostegno è vincolato però all’accettazione di proposte di lavoro congrue e dei corsi di aggiornamento e formazione lavoro, pena la perdita del sussidio.