Economia

Nomine pubbliche, caccia al Tesoro: 400 poltrone “hot” alla prova Letta-Renzi

ROMA – Nomine pubbliche, 400 poltrone “hot”: regole Tesoro alla prova Letta-Renzi. La stagione delle nomine pubbliche è ufficialmente partita, con circa 400 poltrone, a diversi livelli di importanza, specie

Nomine pubbliche, caccia al Tesoro: 400 poltrone "hot" alla prova Letta-Renzi

Nomine pubbliche, caccia al Tesoro: 400 poltrone “hot” alla prova Letta-Renzi

per l’attenzione dei partiti, per le quali scattano le manovre per trovare la persona giusta. Da quest’anno, dopo la pessima prova fornita dalla lottizzazione selvaggia in Finmeccanica, il Ministero dell’Economia si è data regole diverse, criteri più trasparenti per consentire una normalizzazione in senso meritocratico nell’indicazione dei vertici aziendali.

Due advisor (Spencer Stuart e Korn Ferry) sono stati scelti per affiancare la direzione generale del Tesoro nella selezione di una rosa di nomi adatti agli incarichi da consigliere di amministrazione, amministratori delegati e presidenti. L’elenco dei candidati papabili sarà sottoposto all’attenzione di un Comitato di Garanzia che dovrà scremare i curriculum: il Comitato è composto da Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, Vincenzo Desario, ex direttore generale della Banca d’Italia, e Maria Teresa Salvemini, consigliere Cnel.

Una diversa concezione dello spoyl-system, un sistema meno rigido nel confezionare poltrone a misura delle richieste di partiti e lobby, a parole lo auspicano tutti: ma su doppi e tripli incarichi, numero di mandati e limiti di età un colpo è stato battuto, ma in senso contrario alle aspettative:

Il Parlamento, sempre lo scorso giugno, ha bocciato la proposta di Scelta civica di porre un limite al numero dei mandati e un tetto all’età dei candidati. Va ricordato che Paolo Scaroni, classe 1946, è capoazienda dell’Eni dal 2005, Fulvio Conti — 1947 — lo è dell’Enel dallo stesso anno, mentre Massimo Sarmi — 1948 — è alle Poste dal 2002, sempre per restare nelle principali aziende. (Daniela Manca, Corriere della Sera)

Intanto il Tesoro (aveva tempo fino al 31 gennaio) ha pubblicato sul proprio sito la lista dei cda e dei collegi sindacali in scadenza nel 2014 (la maggior parte in primavera), a partire dalle big Eni, Enel, Finmeccanica, Poste, Terna, per le quali è comunque da tempo partito il valzer delle indiscrezioni. La lista diffusa dal Tesoro è divisa in due parti, quella relativa alle società direttamente partecipate e quella con le società indirettamente partecipate attraverso gruppi il cui management, come per Cdp o Rai o Ferrovie, rimane in molti casi invariato.

Della prima lista fanno parte Arcus, la società per lo sviluppo dell’arte, della cultura e dello spettacolo, la Consap, l’Enav, l’Enel, l’Eni, Finmeccanica, l’Istituto Luce, l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Italia Lavoro, Poste Italiane, Rete Autostrade Mediterranee, la società attiva nella tutela del territorio Sogesid, StMicroelectronics e Studiare Sviluppo, di cui vanno rinnovati tutti i cda, per un totale di circa 60 persone scelte dal Tesoro. Di alcune di queste e di altre (Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, Arcus, Coni Servizi, Consap, Eni, Gse, Istituto Luce, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, Sogin e Sose) va anche rinnovato il collegio sindacale.

La seconda lista è quella più corposa, ma in un certo senso di minor peso, dal momento che vi figurano decine di piccole controllate e partecipate di Invitalia, Anas, Cdp, società controllante Enav, Fs, Gse, Ipzs, Poste, Rai e Sogin. Qui le poltrone che si liberano, ma molte di esse sono occupate da dirigenti delle controllanti di nomina per così dire ‘interna’, sono circa 300, tra cda e collegi sindacali. Tre le più importanti Terna, Fintecna e Fondo Strategico per Cdp, Trenitalia e Rfi per Ferrovie, Acquirente Unico per il Gse, Rai World per la Rai.

Una vera e propria valanga di posizioni, dunque, ma è inutile nascondere che le poltrone più ambite sono quelle di presidente e ad delle grandi quotate e infatti è su queste che è partito il totonomine, che deve però evidentemente tener conto delle variabili politiche e dell’avvento di Matteo Renzi alla guida del Pd. Per l’Eni, per esempio, è circolata la voce di una conferma di Paolo Scaroni, ma come presidente, mentre per il ruolo di ad potrebbero essere presi in considerazione l’attuale numero uno di Vodafone Vittorio Colao o il manager interno Claudio De Scalzi. Per l’Enel c’è chi prevede un nuovo mandato per la coppia Colombo-Conti e chi ipotizza una promozione per l’ad di Enel Green Power Francesco Starace. Per Finmeccanica torna spesso in circolazione il nome di Franco Bernabè, che dopo Telecom è attualmente in panchina. Quello che è certo è che sostanzialmente per la prima volta (c’è stato un piccolo antipasto con le nomine di luglio) si dovrà tener conto delle nuove regole volute dal Tesoro, che fissa precisi paletti su condanne, patteggiamenti, ma anche semplici rinvii a giudizio. A vigilare su tutto sarà infatti il Comitato nomine messo in piedi a via XX Settembre, che dovrà controllare i requisiti di ogni singola candidatura. Vincoli stringenti sono anche quelli relativi alla presenza di donne nei cda, stabilite dalla legge sulle quote rosa.

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