Nuovo redditometro al via. Controlli per 36mila: chi dichiara 1 e spende 10

Pubblicato il 4 Giugno 2013 10:52 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2013 10:52
Il nuovo redditometro: a rischio controlli solo 36mila italiani

Il nuovo redditometro: a rischio controlli solo 36mila italiani

ROMA – Parte il nuovo redditometro. Ma la notizia che farà piacere a tanti contribuenti italiani è che il redditometro sarà “buono”, forse anche troppo. A rischiare di finire sotto la lente di ingrandimento del fisco, infatti, saranno appena 36mila italiani su 42 milioni di contribuenti. 

Soprattutto, in zona accertamento finiranno solo i più sfacciati. Quelli, per fare un esempio, con un reddito annuo da poche migliaia di euro e con lo yacht ancorato chissà dove. Ma perché “buono”? Semplice: a un primo livello di verifica il redditometro, come spiega La Stampa, non prenderà in esame le spese ignote al fisco e calcolate solo con le medie Istat come quelle per l’abbigliamento e il cibo. Queste spese verranno prese in esame solo qualora si rientri nella categoria dei presunti “evasori sfacciati”.

Per evitare di finire nella rete dei controlli l’Agenzia delle Entrate sul suo sito mette a disposizione il cosiddetto “Redditest”. Si tratta di un test, assolutamente anonimo, con cui il contribuente può vedere quanto le spese “sforino” rispetto al reddito. In media, scrive la Stampa, gli italiani “sforano” di 9mila euro, quota che li tiene ben lontani dal rischio di accertamento.

Spese calcolate dal redditometro. Spiega La Stampa che nella sua versione più recente  il redditometro non considera spese come viaggi, cibo e abbigliamento che non sono note al fisco e che dovevano essere calcolate con  medie Istat. Medie contestate da contribuenti e addetti ai lavori. Via dal redditometro, quindi, spese per albergji e viaggi che l’Istat calcola con una media di 1705 euro. Decisamente troppo per famiglie che spesso arrivano con fatica a fine mese. Le medie restano invece valide per spese come la manutenzione dell’auto o della casa.

Chi rischia gli accertamenti. In teoria a rischiare sono in tanti. La realtà, come spiega La Stampa, è ben diversa:

Teoricamente il fisco può bussare alla porta se il redditometro indica consumi superiori del 20% al reddito dichiarato e del 33% per chi è in regola con gli studi di settore. Ma i chiarimenti saranno chiesti solo a 35mila contribuenti: rischia quindi chi dichiara 10mila euro l’anno ed ha lo yacht, non chi sfora anche di 20mila euro su un reddito di 40mila. Nel calcolo delle spese rientra tutto ciò che è noto al fisco.

Solo in caso di controlli allora al presunto evasore verrà chiesto di rendere conto delle spese eccedenti. In questa fase rientreranno in gioco anche le spese calcolate con le spese Istat e non calcolate in un primo momento, come quelle per cibo e abbigliamento. Se il contribuente saprà dare spiegazioni convincenti si chiude la pratica. In caso contrario via al contenzioso con il fisco.