Obama, stop alle multinazionali in fuga dal Fisco Usa e al “tax inversion”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 settembre 2014 10:38 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 10:38
Obama, stop alle multinazionali in fuga dal Fisco Usa e al "tax inversion"

Obama, stop alle multinazionali in fuga dal Fisco Usa e al “tax inversion”

WASHINGTON – Obama, stop alle multinazionali in fuga dal Fisco Usa e al “tax inversion”. Il presidente americano Barack Obama lancia l’affondo contro le multinazionali che, acquistando società straniere, puntano a trasferire la loro sede fiscale in paesi dove le aliquote sono più basse, e quindi a pagare meno tasse. Ad annunciare la stretta è il Tesoro americano: nuove norme renderanno più difficile e meno conveniente da oggi in poi trasferirsi all’estero. “E’ un primo passo che spingerà le aziende a pensarci due volte prima di spostarsi”, afferma il segretario al Tesoro, Jack Lew, sottolineando che le nuove norme puntano a disincentivare la fuga all’estero.

Obama, ribadendo che l’azione dell’amministrazione non sostituisce quella del Congresso, plaude alle nuove misure: “l’America fa meglio quando il duro lavoro paga, la responsabilità è premiata e quando tutti giocano secondo le stesse regole”. L’accusa esplicita verso chi fugge dalle tasse americane è di comportamento non patriottico. Agendo in base a cinque diverse sezioni delle normativa fiscale americana, il Tesoro rende più difficile per le multinazionali il ricorso a tecniche che consentono loro di accedere alla liquidità offshore senza pagare le tasse negli Stati Uniti.

Tecniche chiamate ‘hopscotching’, dal gioco della campana per bambini. Viene inoltre reso più difficile raggirare gli attuali standard di proprietà per le cosiddette ‘inversion’, ovvero l’acquisizione di aziende straniere da parte di multinazionali americane per trasferire la loro sede fiscale in paesi con aliquote più basse. Diventa anche più difficile per le aziende effettuare lo spin off delle divisioni estere. prese insieme queste misure puntano a togliere almeno in parte l’appeal della fuga all’estero.

“Queste misure riducono significativamente la capacità delle aziende di fuggire alle tasse negli Stati Uniti, rendendola per alcune aziende priva di senso economico” afferma Lew. Dall’inizio del 2013 sono stati siglati 13 accordi, dal valore complessivo di 178 miliardi di dollari, da società americane che hanno usato acquisizioni estere per spostare la propria sede e pagare meno tasse. Il Tesoro americano stima in 20 miliardi di dollari di mancate entrate fiscali il costo della fuga delle aziende all’estero.

Nel mirino soprattutto le case farmaceutiche. Secondo il Wall Street Journal le nuove misure impattano direttamente le operazioni in corso di acquisizione/fusione e scorpori: Medtronic sul punto di acquisire l’irlandese Covidien Plc., Salix Pharmaceutical interessata a una divisione dell’italiana Cosmo, Mylan Inc. in procinto di fondere la divisione business overseas di Abbott. A rischio la trattativa di Chiquita Brands International e Fyffes. Glio esperti sono discordi su quali effetti possa avere a stretta del governo sul trasferimento in Canada di Burger King Worldwide.