Offshore, mamma li ricchi: 4900 miliardi in 47 milioni di conti

di Riccardo Galli
Pubblicato il 10 Giugno 2019 12:23 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2019 12:23
Offshore, mamma li ricchi: 4900 miliardi in 47 milioni di conti

Offshore, mamma li ricchi: 4900 miliardi in 47 milioni di conti

ROMA – Avete idea di quanti siano 4.9 trilioni di euro? No, giustamente. Una tale montagna di denaro, più alta del più grande dei Pil del Pianeta, è infatti difficile se non impossibile da immaginare concretamente. Ma esiste. Ed è la cifra contenuta in 47 milioni di conti offshore. Quelli fatti per sfuggire al fisco e non pagare le tasse. Una montagna contro cui i grandi della Terra hanno deciso di dar battaglia, e al G20 giapponese si fa il punto su quel che si è fatto e quel che c’è ancora da fare.

Rispetto al passato le cose sono certamente migliorate, ma per “il mondo in cui non c’è nulla da nascondere” vagheggiato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurria c’è ancora da lavorare. I dati sulla guerra contro gli evasori in Giappone li ha portati proprio l’organizzazione per lo sviluppo economico con Gurria che ha sottolineato “il livello senza precedenti di trasparenza in materia fiscale raggiunto dalla Comunità Internazionale, che porterà risultati concreti per le entrate e i servizi del governo negli anni a venire. Le iniziative di trasparenza che abbiamo progettato e implementato attraverso il G20 hanno portato alla luce un ampio pool di fondi offshore che ora possono essere tassati in modo efficace dalle autorità di tutto il mondo”.

Il Common Reporting Standard dell’Ocse, quello portato a Fukuoka, contiene infatti le informazioni sui 47 milioni di conti offshore per un valore complessivo di circa 4,9 trilioni di euro citati. Depositi bancari nei cosiddetti paradisi fiscali che erano aumentati in maniera massiccia dal 2000 al 2008, raggiungendo un picco di 1.600 miliardi di dollari a metà 2008. Da allora hanno registrato complessivamente una caduta del 34%, vale a dire una perdita 551 miliardi di dollari, grazie all’adesione di molti Paesi a standard di trasparenza più rigorosi. “Gran parte di questo calo – sottolinea ancora l’Ocse – è dovuto all’iniziativa di scambio automatico, che rappresenta circa i due terzi della diminuzione”. In particolare, lo scambio automatico di informazioni ha portato direttamente a una perdita stimabile tra il 20 e il 25% dei depositi bancari nei centri offshore.

Le voluntary disclosure dei conti offshore e degli asset finanziari hanno poi portato 95 miliardi di euro di entrate fiscali aggiuntive nelle casse dei paesi del G20 nel decennio 2009-2019, due miliardi in più rispetto a quanto registrato nell’ultimo report Ocse del novembre 2018. L’operazione “segna il più grande scambio di informazioni fiscali nella storia, nonché il culmine di oltre due decenni di sforzi internazionali per contrastare l’evasione fiscale”, ha commentato Gurria. “Questi risultati impressionanti sono solo la prima valutazione dei nostri sforzi collettivi. Sono previsti ancora maggiori introiti fiscali in quanto i paesi continuano a elaborare le informazioni ricevute attraverso l’abbinamento di dati e altri strumenti di indagine”.