Oro, Banche Centrali lo accumulano.Tassi negativi: 34 mila mld dove si paga per prestare

di Riccardo Galli
Pubblicato il 21 Ottobre 2019 12:43 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2019 12:43
Tassi negativi e corsa all'oro delle banche centrali

Corsa all’oro delle banche centrali (foto d’archivio Ansa)

ROMA –Oro, Banche Centrali lo comprano o lo riportano a casa. Corsa all’oro delle Banche centrali e migliaia di miliardi in giro a tassi negativi, cioè di soldi prestati che quando torneranno indietro saranno meno di quanti erano alla partenza. In giro, nel mondo della finanza e in quello fisico, c’è un problema sia di redditività che di serenità. Il denaro non rende. L’oro lo si rimette nei caveaux, in nome di un gigantesco: hai visto mai? E il contante per eccellenza, il dollaro americano, è quello che più soffre e soffrirà.

Tassi negativi, Fondo Monetario Internazionale porta la somma dei vari impieghi a tassi negativi alla cifra di 34 mila miliardi. tassi negativi, cioè presti soldi agli Stati, compri bond sovrani o aziendali e paghi qualcosa per aver prestato. Paghi qualcosa, incassi nulla. E’ il mondo dei tassi bassi delle Banche Centrali, dei tassi a zero, delle Banche Centrali che stampano denaro per l’economia, dell’inflazione che non c’è. Un mondo sconosciuto fino a solo 10/15 anni fa. Denaro merce a talmente buon mercato che costa a chi lo impiega addirittura un tasso negativo. E’ probabilmente qualcosa di utile alle economie che rallentano, non “tirano”, ristagnano. Ma certamente non è qualcosa di sano.   

Oro, riserve auree e tassi negativi, c’è un collegamento non solo temporale con il fatto che le banche centrali di Cina e Russia hanno ormai da tempo avviato una politica di acquisto di oro, i classici lingotti luccicanti e pesanti, e di conseguente incremento delle loro riserve auree? E che politiche simili sono state avviate anche da altre banche centrali, è il caso di Austria e Olanda, precedute qualche anno fa dalla Germania, che hanno rimpatriato le quote di riserve conservate in caveau all’estero? I motivi alla base di queste scelte sono diversi. Nei casi di Russia e Cina conta, e molto, la volontà tutta politica di svincolarsi dalla moneta americana, moneta di un Paese anche economicamente sempre meno amico.

Sia Pechino sia Mosca hanno infatti cominciato a scaricare e/o diminuire pesantemente i loro acquisti di debito statunitense. Debito che, a fronte di un deficit federale destinato a questi ritmi ad andare fuori controllo entro il 2040, per essere finanziato necessita di nuovi acquirenti che coprano le sempre più frequenti emissioni: problema in parte risolto con l’istituzionalizzazione strutturale dei cicli di Qe, i quali scaricano sulla Fed – ovvero, sui contribuenti – il peso di un trend altrimenti insostenibile.

Ci sono però anche ragioni squisitamente economiche: “Una barra d’oro – scrive la Banca Centrale Olandese – mantiene il suo valore, anche in tempi di crisi. L’opposto di quanto accade con bond, titoli azionari e altre securities, le quali contengono implicitamente una componente di rischio che può portare a un deprezzamento. Per questo l’oro è l’àncora di salvezza per il sistema finanziario, poiché lo stock aureo offre un collaterale da cui ripartire”.

Ragione questa intrinsecamente legata all’altro tema: i tassi negativi. Una realtà praticamente sconosciuta, se non al nostro sistema almeno ai nostri risparmiatori. Sconosciuta non solo e non tanto per ignoranza tecnica, ma perché è una realtà mai vista almeno nelle ultime due generazioni. L’idea di soldi prestati che quando tornano indietro sono meno di quanto inizialmente investito è infatti fanta-finanza, almeno nelle nostre teste, ma realtà dei mercati. Sono infatti ormai molti i titoli di Stato (che altro non sono che prestiti fatti agli Stati sovrani) che offrono rendimenti negativi: per il Fondo Monetario Internazionale guidato dalla nuova direttrice generale, la bulgara Kristalina Georgieva, ci sono in circolazione ben 15mila miliardi di dollari di obbligazioni statali e societarie a tassi negativi.

E i mercati si attendono che circa un quinto dei titoli di Stato in circolazione continueranno ad avere tassi sotto lo zero per almeno 3 anni. Non solo. Sempre per l’Fmi ammonta a 19mila miliardi di dollari il debito aziendale a rischio default – in caso di choc – conservato nelle casseforti delle 8 principali economie mondiali. Dato contenuto a pagina 9 del Rapporto sulla stabilità finanziaria globale. Un totale di 34mila miliardi di soldi ‘prestati’, o più correttamente investiti in prestiti, che quando torneranno ai proprietari originali saranno meno di quando sono stati investiti.