Padoan a Ue: “Con Jobs Act pensioni stabili. Nostro debito tra più sostenibili”

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Novembre 2014 21:47 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2014 8:03
Padoan a Ue: "Con Jobs Act pensioni stabili. Nostro debito tra più sostenibili"

Pier Carlo Padoan

ROMA – “Con il Jobs Act” avremo pensioni “stabili a lungo termine” e ”il debito italiano è più sostenibile rispetto a quello della maggior parte dei paesi Ue”. Queste le argomentazioni usate dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in una lettera alla Commissione europea nella quale chiede fiducia riguardo “all’ambizioso piano di riforme” varato dall’Italia e gli effetti che questo avrà su una ripresa che ancora appare ”timida e fragile”.

Il tema era stato anticipato dallo stesso Padoan in una intervista al Financial Times.

La missiva, indirizzata al Commissario Pierre Moscovici e al vicepresidente Valdis Dombrovskis, giunge la sera del 21 novembre in vista del verdetto sulla legge di Stabilità che arriverà martedì 25. Padoan ricorda ad esempio che i problemi legati all’invecchiamento della popolazione sono stati ”compensati da profonde riforme pensionistiche introdotte negli ultimi anni e dalla stretta sulle spese sanitarie”. E si dice ”fiducioso in un chiaro appoggio”.

“Il Governo italiano – si legge ancora nella lettera pubblicata sul sito del Mef – è fermamente impegnato ad affrontare le radicate debolezze strutturali dell’economia ed è attualmente intento nell’applicazione di un’agenda di riforme vasta e di ampio respiro allo scopo di dare al Paese l’organizzazione istituzionale e le regole e gli incentivi più appropriati per stimolare la crescita, la competitività e l’occupazione”

La sostenibilità delle finanze pubbliche è “pilastro”, ha ribadito Padoan. Ma intanto l’aumento del rapporto tra debito e Pil

“non è dovuta a una politica fiscale allentata ma riflette i contributi per la stabilità finanziaria della zona Euro, la liquidazione degli arretrati della P.A e la crescita negativa”.

A Bruxelles intanto, esaurita ormai da giorni l’analisi tecnica della legge di stabilità, si apre nel weekend l’analisi politica, quella decisiva, che si concluderà martedì sera con la riunione del collegio dei commissari presieduti da Jean Claude Juncker e chiamati a dire l’ultima parola sui bilanci 2015 dei Paesi della zona euro.

Se da una parte le aspettative per l’Italia sono buone, dall’altra è presto per trarre conclusioni: il giudizio non è ancora nero su bianco e lo scontro tra falchi e colombe è tuttora aperto, come dimostrano gli editoriali del commissario tedesco Gunter Oettinger – molto vicino alla Merkel – in cui accusa la Francia di lassismo sulle riforme. Ma il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan è “fiducioso che la combinazione delle misure (della legge di Stabilità, ndr) sarà apprezzata”.

Durante il weekend saranno i capi di gabinetto dei commissari a prendere in mano tutto il delicato dossier economico. Non solo le bozze delle leggi di stabilità quindi, ma anche il piano Juncker per gli investimenti e il futuro della governance economica che dovrebbe contenere anche quella interpretazione più estesa e chiara della flessibilità contenuta nelle regole, che l’Italia ha chiesto a Juncker fin dalla sua elezione. Il lavoro dei capi di gabinetto finirà sul tavolo dei commissari martedì pomeriggio, a Strasburgo, per l’ultima discussione che si prospetta quantomeno animata.

Il problema non è l’Italia, che ha difficoltà ad abbattere il debito ma sta accelerando sulle riforme per far tornare la crescita già dal 2015, con effetti di riduzione anche sul debito pubblico. Il problema è la Francia, cui la Commissione dovrebbe concedere il terzo rinvio sul taglio del deficit e i falchi, Germania in testa, sono pronti a dare battaglia. “Non sarebbe credibile estendere la scadenza sul rientro del deficit francese senza chiedere al Governo chiari e concreti impegni”, ha avvertito Oettinger in un editoriale su Financial Times e Les Echos – provocando lo sdegno dei socialisti Ue – spiegando che la Commissione dovrebbe fare concessioni solo in cambio di “misure concrete con un calendario preciso e verificabile”. Quello che l’Italia ha già presentato, anticipando eventuali richieste di Bruxelles.

Ma la decisione francese condizionerà anche quella italiana, e viceversa: la Commissione deve applicare le regole allo stesso modo per tutti e quindi, se chiude un occhio sul debito italiano, anche con la Francia dovrà essere più indulgente, e se invece non farà concessioni a Parigi, anche Roma potrebbe ritrovarsi con la richiesta di maggiori sforzi sul debito.

La decisione di martedì sarà quindi anche un test per capire il peso dei falchi nella nuova Commissione Juncker. Perché la Germania non ha nessuna intenzione di mollare la presa su Bruxelles, tanto che venerdì il ministro dell’economia Wolfgang Schaeuble è tornato a chiedere un rafforzamento della governance economica con un ministro delle Finanze della zona euro che centralizzi ancora di più la sorveglianza.

Padoan, nella lettera ribadisce ”l’impegno del governo italiano per il suo ambizioso programma di privatizzazione delle imprese e delle attività statali”. I proventi dovrebbero ammontare allo 0,7 per cento del Pil (2015-2017) in media e saranno interamente destinati alla riduzione del debito. Infine tra le molte riforme cita il Jobs Act che influirà anche sulla ”sostenibilità a lungo termine del sistema pensionistico, che è già uno dei più solidi grazie alla riforme del passato”.