Pagare per Atene? Il bivio maligno che ipnotizza l’Europa

Pubblicato il 23 Marzo 2010 16:42 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 18:30

Angela Merkel

Se l’Europa aiuta la Grecia, cioè finanzia con i suoi soldi il debito greco, poi finisce che fanno tutti come la Grecia: si indebitano, tanto alla fine paga l’Europa. Se l’Europa non aiuta la Grecia, cioè non tira fuori i suoi euro per evitare che un paese dell’euro vada in bancarotta, allora l’Europa non c’è più. E’ questo il bivio di fronte al quale si trovano i governi europei, biforcazione verso due strade su ognuna delle quali sembra apposto il cartello: “Come fai sbagli”.

Giovedì e venerdì i capi di governo europei devono decidere, scegliere. I pronostici sono per una “non decisione” e il pronostico si vede nella valutazione dell’euro sui mercati, mai così bassa da tanto tempo, circa 1,35 sul dollaro. Sarkozy e Zapatero organizzano un pre vertice nel tentativo di evitare il nulla di fatto nel summit di fine settimana. Ma la decisione è nelle mani di Angela Merkel e della Germania: se Berlino non vuole nulla si può fare. E Berlino, che finora di fatto ha detto no ad ogni aiuto diretto alla Grecia, vuole tre cose per muoversi.

La prima: che il governo di Atene non riesca più a piazzare sui mercati i suoi titoli di Stato. I tedeschi ragionano così: fino a che Atene vende quei titoli, fino a che qualcuno li compra, allora Atene i soldi li trova. Li paga a caro prezzo, ad alti tassi di interesse, fa debiti. Ma sono debiti greci e devono essere i greci a pagarli in futuro, non i tedeschi. Solo se Atene si troverà senza acquirenti e liquidità, allora i tedeschi e l’Europa metteranno mano alla tasca per impedire il default che danneggia anche loro.

Seconda condizione posta da Berlino: che a metterci soldi non sia solo l’Europa ma anche il Fondo Monetario Internazionale.

Terza e più stringente condizione, quella che smaschera la vera ragione per cui l’Europa non si muove. Berlino dice: se diamo soldi alla Grecia dobbiamo stabilire che d’ora in poi chi fa debito paga pegno. Stabilire insomma che i governi, tutti i governi, da Parigi a Madrid, da Roma a Berlino, non decidono da soli in casa propria. Stabilire che perdono sovranità su deficit e spesa. Guadagnano la garanzia dell’essere aiutati ma perdono il diritto di fare da soli e come gli pare. Questa condizione tedesca è inaccettabile per gli altri governi europei non per una questione di principio ma di sostanza. Sarkozy dovrebbe fare in fretta la riforma delle pensioni e perdere ulteriore consenso. Berlusconi dovrebbe dire agli italiani che non solo non si abbassano le tasse ma si diminuisce la spesa pubblica…Insomma l’Europa dovrebbe cominciare a somigliare davvero ad uno Stato unico o almeno con regole unificate sulla finanza, il fisco, la spesa. Stato unico e per di più alla tedesca.

Non lo faranno ma, se non lo fanno, il rimbalzo, il “fall out” del non fare sarà più violento e profondo della stessa entità del buco di bilancio greco. Scatterà in Europa, protetta da un euro per forza di mercati indebolito, un non teorizzato ma praticato “ognun per sè”. La crisi greca è relativamente piccola, però sufficiente a mostrare quanto debole sia l’Europa. Debole politicamente ma anche nei bilanci pubblici: se si danno soldi alla Grecia quei bilanci bisogna metterli sotto chiave, se non si danno soldi alla Grecia quei bilanci se li mangerà il costo del debito di ciascun paese, “ognun per sè”, ma non è una grande consolazione l’autonomia di farsi male.