Parmalat, il piano di Cdp e banche senza Granarolo

Pubblicato il 20 Aprile 2011 12:16 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2011 12:16

ROMA –  Mantenere l’italianità di Parmalat senza rivolgersi a Granarolo: per ottenere questo obiettivo le banche stanno lavorando ad un piano di lavoro, scrive il Sole 24 Ore, che prevede, almeno in un primo momento, l’azione unicamente della Cassa depositi e prestiti e delle banche stesse.

Un’operazione esclusivamente finanziaria in un primo tempo, che diventerebbe industriale solo in seguito. Una volta insediato, spetterebb al nuovo management trovare i partner giusti. Eventualmente anche Granarolo.

Lo schema al quale si sta lavorando, scrive il Sole 24 Ore, prevede la costituzione di una newco con l’azionariato diviso in tre: un terzo Granlatte-Granarolo, un terzo le banche (tra le quali sicuramente Intesa Sanpaolo e Bnl), un terzo la Cassa depositi e prestiti o il neonato Fondo strategico.

Questo, che include Granarolo, sarebbe il piano “A”, che presenta però l’ostacolo del costo: per lanciare un’Opa, anche sul 60-70% del capitale, occorrerebbe mettere assieme una cifra di circa 3 miliardi, che al momento non ci sono. Più facile sarebbe rilevare il 29% di Lactalis, che costerebbe la metà, circa 1,5 miliardi. Il problema è che i francesi hanno già fatto sapere che non vendono.

Per di più Granlatte dovrebbe cedere Granarolo a Parmalat, ricavando i 500 milioni utili a partecipare alla cordata. Ma la newco sarebbe un’entità diversa da Parmalat e non potrebbe assumere impegni per quest’ultima.

Dunque il problema, scrive Moyra Longo, è trovare chi finanzierà la partecipazione di Granlatte-Granarolo alla cordata. Se fosse la Cassa depositi e prestiti questa dovrebbe partecipare in proprio con 500 milioni ed esporsi per altrettanto con il finanziamento al “partner industriale”. Ma si tratta di un impegno troppo oneroso per la Cdp.

Ecco allora il piano “B”, che aggira l’ostacolo Granarolo grazie alla creazione di una holding in cui, oltre alla stessa Cdp o al Fondo strategico, parteciperebbero le banche.

Non sarebbe quindi necessario il coinvolgimento di Granarolo. Solo in un secondo tempo il management di Parmalat potrà decidere come usare gli 1,4 miliardi di euro di cassa: a quel punto verrebbe presa in considerazione l’opzione industriale: ma, nel caso, sarebbe Parmalat ad acquisire Granarolo, e non viceversa.

I problemi in questo piani “B” sorgono di fronte ai costi dell’operazione. Inoltre, sottolinea il Sol 24 Ore, non è detto che Intesa, azionista di Granarolo al 20%, voglia partecipare, anche se l’istituto ha dato disponibilità a cedere il proprio pacchetto, pari al 2,15% di Parmalat, e ad aggiungere equity fino a 300 milioni.

Se si formasse una cordata tutta finanziaria, non sarebbe poi chiaro chi sarebbe disposto a mettere i soldi.

Oltre ad Intesa, anche Bnl parteciperebbe con una quota. UniCredit e Mediobanca, invece, hanno già fatto sapere che il loro ruolo è quello di advisor ed eventualmente finanziatori. Mediobanca al limite potrebbe conferire la propria quota dell’1,3% del capitale, ma nulla più.