Processo Parmalat, tra un mese scatta la prescrizione: rischio beffa per gli obbligazionisti

Pubblicato il 8 Aprile 2011 10:23 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2011 10:23

ROMA – L’ultima beffa del caso Parmalat: la definisce così il Corriere della Sera la sentenza sul crac del gruppo di Collecchio che il 18 aprile potrebbe stabilire che le banche non debbano pagare nulla agli 80mila azionisti gabbati.

Era il dicembre del 2003, quando scattarono le manette per il manager di Parmalat Calisto Tanzi. Per la multinazionale era il crac, un buco da 14 miliardi che diede il via all’amministrazione straordinaria. E, come scrive Massimo Sideri sul Corriere della Sera, alla via crucis di 120mila obbligazionisti del signore del latte Uht.

Fra pochi giorni, il 18 aprile, appunto, arriverà la sentenza di primo grado del processo per aggiotaggio del Tribunale di Milano contro le banche Citigroup, Bank of America, Deutsche Bank e Morgan Stanley e i cinque manager degli istituti esteri. E il fatto che arrivi nell’aprile del 2011 è importante, considerato che per il reat0 di aggiotaggio la prescrizione per le persone fisiche scatta dopo sette anni e mezzo, cioè tra poche settimane.

Il rischio è quindi che la giustizia tanto attesa dagli obbligazionisti del gruppo non arrivi mai. La verità, scrive Sideri, è che per i manager che, secondo l’accusa, sono coinvolti nelle vicende del crac, anche una sentenza di colpevolezza di primo grado non sarebbe una vera vittoria, dal momento che, con l’appello, per Carlo Pagliani, Paolo Basso (di Morgan Stanley), Marco Pracca, Tommaso Zibordi (di Deutsche Bank) e Paolo Botta (di Citigroup) scatterebbe sicuramente la prescrizione del reat0, bloccando così i risarcimenti.