Camusso: “Ora cambiare politica: sì a patrimoniale e a taglio delle consulenze”

Pubblicato il 3 Luglio 2012 8:21 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 8:41

ROMA – Se si seguono solo il rigore e il controllo del debito la recessione peggiora: ne è convinta Susanna Camusso. In un’intervista alla Stampa la segretaria generale della Cgil ha detto: ”Non si può insistere sull’impossibile logica del rigore e del solo controllo del debito” perché così ”si amplifica la recessione”.

Secondo Camusso ”bisogna cambiare politica” con ”una vera redistribuzione fiscale attraverso una patrimoniale che non è una bestemmia”, e ”non riducendo il perimetro dello Stato ma valorizzando beni (non le aziende pubbliche e le municipalizzate) alienabili; mettendo in moto investimenti in grandi imprese; guardando verso il futuro con le reti digitali, l’innovazione, la chimica verde”.

All’incontro con il governo sulla spending review, Camusso vuole ricordare anche che ”i lavoratori hanno già pagato abbastanza” e che ”bisogna cercare altrove le risorse”, che ”il conto va fatto pagare a qualcun altro”, anche perché adesso ”la vera priorità è creare lavoro” e ”ripartire da un piano del lavoro mirato sui giovani, senza il quale il Paese non uscirà da questa crisi”.

Per la Cgil ”la spending review in sé è utile” ma vanno lasciate ”fuori scuola e sanità ” e non deve essere ”una somma di tagli lineari” per ”fare immediatamente cassa”. Si dovrebbe invece partire dal taglio ”delle consulenze che valgono 1,5 miliardi” l’anno o eliminando ”le 3.000 società che servono solo alla politica”.

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Peraltro, aggiunge Camusso a proposito delle ipotesi di deroghe per consentire l’uscita nel pubblico impiego, ”la riforma previdenziale così non regge, pian piano se ne accorge anche il governo” ma ”non facciamo nuovi errori e nuove ingiustizie, non creiamo privilegiati e penalizzati con deroghe grandi e piccole. Qualcuno ha detto ‘torniamo alle quote previdenziali’. Potrebbe essere un’idea interessante”. In ogni caso, ”non nascondo il timore che il governo voglia ancora comunicarci decisioni già prese, e decisioni sbagliate. Se così fosse non potremmo che decidere come reagire”.