Patrimoniale occulta: 14 tasse per 750 euro in media all’anno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Agosto 2014 12:59 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2014 12:59
Patrimoniale occulta: 14 tasse per 750 euro in media all'anno

Patrimoniale occulta: 14 tasse per 750 euro in media all’anno

ROMA – C’è una patrimoniale occulta articolata in 14 tributi che costano agli italiani 750 euro all’anno (la media è calcolata sui 60 milioni di abitanti, non sui soli contribuenti), secondo i calcoli della Cgia di Mestre rilanciati dal Giornale. Nel 2013 i contribuenti hanno versato 41,5 miliardi di euro di imposte sui beni, una cifra che secondo Giuseppe Bortolussi della Cgia quest’anno salirà a 44 miliardi.

Un prelievo che è aumentato nettamente dopo la crisi finanziaria. Fino al 2010-11 ammontava a 30 miliardi circa. L’impennata si è avuta col governo Monti. Nel 2013 l’abolizione parziale dell’Imu da parte del governo Letta ha mitigato solo di poco la tassazione sui beni, che quest’anno riprenderà ad aumentare con la Tasi

«Con l’introduzione della Tasi – osserva il segretario degli artigiani di Mestre, Giuseppe Bortolussi – nel 2014 ritorneremo a pagare quanto abbiamo versato nel 2012: attorno ai 44 miliardi di euro. Si pensi che dal 1990 il gettito è addirittura quintuplicato. Le patrimoniali più onerose sono l’Imu, l’imposta di bollo, il bollo auto e l’imposta di registro: i versamenti di queste quattro imposte incidono sul gettito totale per oltre l’89 per cento».

I tributi patrimoniali “scovati” dall’ufficio studi della confederazione degli artigiani mestrini sono 14.

Si tratta delle imposte sugli immobili (case, capannoni industriali e terreni agricoli e non)
le imposte sui passaggi di proprietà,
fra i quali imposta di registro,
imposta di bollo
e imposta ipotecaria;

la tassa sulle successioni,
la tassa sulle donazioni,
l’imposta straordinaria sugli immobili;

le tasse sui risparmi, sui patrimoni e sugli investimenti finanziari,
le transazioni sui titoli
le imposte sui depositi bancari
e gli scudi fiscali sui capitali fatti rientrare dall’estero;

l’imposta sul patrimonio netto delle imprese;

il bollo auto (vale anche per il possesso di moto, camion, barche e velivoli);

il canone Rai.

Riporta il Giornale:

“Nel 1990 gli italiani pagavano 8,2 miliardi che rappresentavano l’1,2 per cento del prodotto interno.
Una prima mazzata è arrivata nel 1992 con l’Isi, il superbollo auto e soprattutto il prelievo forzoso sui conti correnti bancari deciso da Giuliano Amato: 17,5 miliardi totali.
Da allora è stato un crescendo, in particolare nel 2006 e 2007: il secondo governo Prodi fece salire le patrimoniali dai 28,7 miliardi del 2005 a 32,6 e poi 34,2 miliardi.
L’ultimo governo Berlusconi ha alleggerito la pressione tributaria, poi è arrivato Monti e siamo alla tosatura odierna pari al 2,7 per cento del Pil.
Il capitolo più pesante è l’Imu, che nel 2013 ha garantito alle casse dello Stato e dei comuni 20,2 miliardi di euro.
Seguono l’imposta di bollo (6,6), il bollo auto (5,9) e l’imposta di registro (4,3)”.