Investitori soffrono di “rischio-europeo-fobia”? Inutile investire solo in Bund

Pubblicato il 22 luglio 2012 15:15 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2012 15:15

Bill Elmott

ROMA – Soffriamo della sindrome da rischio europeo. Una “patologia” che spinge gli investitori lontani dai “malati” titoli di stato italiani, greci o spagnoli. Investitori impauriti che riversano le loro speranze nei saldi Bund tedeschi. I manager temono che Bruxelles non saprà risollevare le sorti economiche dei Paesi in stallo. Una paura che, secondo Bill Elmott dal The Economist, paralizza la crescita e la ripresa dell’economia. E ciò accade proprio nel momento in cui l’Fmi taglia la stima di crescita dell’economia mondiale, con il Pil di Italia e Spagna che scendono dell’1,9 e dell’1,5 percento rispettivamente.

Per Elmott il problema che si ripresenta oggi è simile a quello del 2002, ma vi è una differenza basilare:

Ovviamente, gli investitori e i manager sono sempre preoccupati del rischio. Questo è il loro lavoro. Ma la differenza, ora, è che percepiscono che la gamma dei rischi è molto più ampia, la gamma di possibili eventi drammatici è più vasta rispetto al 2002″. 

Nella traduzione che La Stampa fa dell’articolo di Elmott appare chiaro come la “paura da rischio” sia un male molto grave per l’economia mondiale:

Come può una società pianificare i propri investimenti tenendo conto della possibilità dell’uscita greca dall’euro? Che percentuale di probabilità dovrebbe dare alla possibilità che altri Paesi possano lasciare l’euro, o che la moneta possa crollare del tutto? Che cosa dovrebbero pensare le imprese delle prossime elezioni italiane, con Beppe Grillo e Silvio Berlusconi che, entrambi, riflettono ad alta voce sul fatto che l’Italia debba abbandonare l’euro?”.

Abbandonare l’euro, una prospettiva decisamente non allettante per coloro che temono il rischio. Come investire in un paese dove quotidianamente lo spread raggiunge livelli preoccupanti, nonostante i decreti Salva-Italia and co. votati d’urgenza dal premier Mario Monti, e dove i politici che con le loro dichiarazioni su un ipotetico ritorno alla lira con la loro eventuale salita al governo nel 2013 potrebbero comportare?

Elmott comunque si risponde, quasi a voler sedare questa paura che lui stesso ha diagnosticato:

La risposta intellettuale, o analitica, è che le probabilità dell’uscita greca sono alte ma la probabilità che lascino altri Paesi o quella di un collasso completo sono molto basse. La possibilità che l’l’Italia lasci l’euro e vada in default è inesistente: ogni banca italiana crollerebbe immediatamente.[…] – e aggiunge – I consigli d’amministrazione e le istituzioni finanziarie devono prendere decisioni. Quello che stanno facendo sempre di più, in risposta a questa incertezza sull’euro, e sull’Italia, è di non investire affatto. Si sono seduti sul loro denaro, o lo mettono, in condizioni di scarsa resa, in luoghi apparentemente sicuri, come i Bund tedeschi”. 

Sedersi sui propri soldi, quasi metterli sotto al materasso, non è una risposta per uscire dalla crisi. Anzi, si allontana la liquidità dall’economia europea aggravando una situazione già pericolosamente in bilico ed alimentando quella paura del rischio Ue che diventa un circolo vizioso.

E così la paura paralizza. In Grecia, dice Elmott, gli investitori non fanno quello che dovrebbero, non corrono a “caccia di buoni affari”:

“Pensano che in futuro i prezzi potrebbero scendere ulteriormente e che la Grecia avrà una nuova crisi. Se c’è una cosa che i governi, soprattutto quelli europei, hanno bisogno di pensare durante le vacanze è come ridurre queste percezioni di rischio. Come si possono convincere le aziende e gli investitori che la gamma degli esiti possibili non è così ampia come temono? C’è disponibilità di cassa in abbondanza. Solo, non viene spesa”.

Se il cauto investitore, ormai troppo malato, non è più in grado di curar da sé le sue “rischio-fobie” spetta ai governi rassicurarlo. Ma forse è bene che chi teme il rischio Ue e si è lasciato contagiare ricordi cosa significa investire. Non sarà con la paura e la ricerca delle sicurezze che i mercati rivedranno la crescita.

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