Pensione 651mila euro l’anno. E se la tiene

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 ottobre 2018 10:44 | Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2018 10:44
Pensione 651mila euro l'anno. E se la tiene

Pensione 651mila euro l’anno. E se la tiene

ROMA – Il secondo pensionato d’oro d’Italia, 651mila euro l’anno, si terrà per intero il suo maxi-assegno. Riavrà la sua pensione intatta l’ex legale del Comune di Perugia Mario Cartasegna che ha vinto l’appello presentato alla Sezione centrale della Corte dei conti: la pensione di Cartasegna è così alta perché tiene conto di quanto dovuto in base al suo normale stipendio per l’Avvocatura più i contributi versati sulla base delle parcelle incassate per le cause vinte.

L’assegno tornerà quindi a superare i 20 mila euro netti al mese, dopo che nel 2016 l’Inps lo aveva decurtato a 5.300. La Corte dei Conti aveva in primo grado dichiarato legittimo l’intervento dell’Inps che contestava la legittimità dell’aggiunta degli onorari extra nel calcolo a fini pensionistici. Nel nuovo provvedimento si spiega però che la revisione andava richiesta entro tre anni ed erano quindi scaduti, nel 2016, i limiti di tempo.

Cartasegna è andato infatti in pensione nel 2008. “Si tratta – ha detto alla Nazione Umbria il suo legale, Alarico Mariani Marini – di una sentenza lineare, che ha accolto una delle tesi che noi avevamo prospettato, visto che avevamo proprio eccepito che erano scaduti i termini per presentare ricorso da parte dell’Inps”. 

Nel 2016 l’Inps aveva tentato di rimediare stabilendo col comune di Perugia che gli onorari extra non potevano essere calcolati ai fini pensionistici, perché non erano fissi e continuativi. E decurtava drasticamente la pensione: da 25mila a 5.300 mensili netti. Non solo: gli chiedeva pure 3,6 milioni per gli arretrati di otto anni.

La pensione di Cartasegna finiva alla Corte dei Conti. Nel dicembre 2017 la giudice di Perugia in primo grado dà ragione all’Inps: gli onorari non possono essere considerati ai fini del calcolo pensionistico. Ma la sentenza d’appello (e definitiva) ribalta tutto: sono scaduti i tempi per la revisione del ‘montante contributivo’ della pensione, che doveva essere effettuata entro tre anni.