Pensioni. A 62 anni finanziate da quelle d’oro non giustificate dai contributi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2015 10:18 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2015 10:18
Pensioni. A 62 anni finanziate da quelle d'oro non giustificate dai contributi

Pensioni. A 62 anni finanziate da quelle d’oro non giustificate dai contributi

ROMA – Pensioni. A 62 anni finanziate da taglio assegni alti non giustificati da contributi. Il problema: consentire, in deroga alla legge Fornero, di andare prima in pensione a partire da 62 anni senza che il costo gravi troppo però sulle finanze pubbliche sulle quali vigila l’Europa. La soluzione: complicata, aperta ma fondata sul principio che in pensione ci vai prima ma rinunciando a un pezzo di assegno.

Quanto? Sul lungo periodo, pensioni più lunghe ma meno generose sono compatibili con un sistema in equilibrio, sul breve periodo no e questo rappresenta un ostacolo per la contrarietà della Ue a sforamenti dai vincoli di bilancio. Serve il ricorso, questo il ragionamento che si va consolidando nel Governo, di un contributo dalle pensioni più alte, magari quelle non giustificate dal versamento dei contributi. Luca Cifoni del Messaggero illustra le misure in preparazione.

Questo è uno dei punti più delicati, perché si parla ormai da mesi della possibilità di ricalcolare le pensioni di coloro che hanno lasciato il lavoro potendo fare affidamento sul più generoso sistema di calcolo retributivo, e questa ipotesi è stata resa meno astratta dagli effettivi esercizi compiuti dall’Inps in riferimento a varie categorie, dai dirigenti agli appartenenti alle forze dell’ordine.

Un intervento di questo tipo è tra quelli allo studio dell’esecutivo, ma dentro un ambito ben delimitato. Non ci sarà un ricalcolo generalizzato delle prestazioni previdenziali, ma potrà essere chiesto un contributo ad una piccola minoranza di pensionati, quelli che hanno avuto accesso alle pensioni con assegni decisamente alti (la soglia sarà fissata ben più su dei 2-3000 euro mensili di cui si è parlato) ma anche non giustificati da adeguati contributi previdenziali nel corso della carriera.

Insomma si guarda ancora una volta alle cosiddette pensioni d’oro (a cui per la verità viene già applicato al di sopra dei 90 mila euro annui un incisivo contributo di solidarietà) ma le misure dovranno essere molto mirate. La volontà di ammorbidire i requisiti per la pensione è stata confermata ieri, prima in un convegno della Uil poi in commissione Lavoro della Camera, dal ministro Poletti. Che ha collegato questo intervento con l’idea di favorire una staffetta generazionale, ovvero dare spazio alle aziende per l’essunzione di giovani al posto di coloro che lasciano il lavoro. In favore della flessibilità è anche la Uil, che però non accetta che questa sia compensata da penalizzazioni economiche. (Luca Cifoni, Il Messaggero).