Pensioni, altolà Bce: “Non toccate le riforme”

da Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Giugno 2015 12:28 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2015 12:28
Pensioni, altolà Bce: "Non toccate le riforme"

Pensioni, altolà Bce: “Non toccate le riforme”

ROMA – Un avvertimento generico a quei paesi che stanno pensando di allentare la cinghia sulle pensioni. Non rivolto a singoli Stati, ma sempre un avvertimento. E’ quello recapitato dalla Bce fra le pieghe del bollettino economico, dove evoca i “rischi connessi all’inversione delle riforme pensionistiche adottate”. Una considerazione che sembra tagliata su misura per quei Paesi dell’Eurozona che, vuoi per la passata emergenza dei conti pubblici, vuoi per considerazioni politiche, vagheggiano una sia pur parziale marcia indietro sull’innalzamento dell’età pensionabile, o pensino di non attuare interamente la ‘stretta’ previdenziale concordata con Bruxelles.

Il pensiero va alla Grecia, in primo luogo: dopo il doloroso colpo di scure del 2012, Atene è ora ricalcitrante a nuovi tagli e il tema è al centro del negoziato (sul punto di rottura) con i creditori. Ma anche all’Italia, dove il presidente dell’Inps, Tito Boeri, ha pochi giorni fa avvertito che la proposta Damiano-Baretta per la flessibilità in uscita verso la pensione potrebbe costare, a regime, fino a 8,5 miliardi. E che l’ipotesi di ‘quota 100′, soglia data dalla somma fra età anagrafica e contributi, costerebbe nel 2019 fino a 10,6 miliardi.

E’ un ‘altolà’, quello di Francoforte, a non toccare la riforma Fornero, già sotto il tiro della Corte Costituzionale, fatta nell’emergenza finanziaria del 2011 a pochi mesi dalla famosa lettera della Bce? impossibile dirlo, vista l’assenza di riferimenti specifici. Quello di Francoforte è un ragionamento da economisti che prende lo spunto dall’Ageing Report, un rapporto della Commissione europea sui costi dell’invecchiamento della popolazione.

Lo studio, in realtà, dice che quei costi, in un orizzonte di cinquant’anni, dovrebbero aumentare per Paesi come Belgio e Germania, e invece diminuire in Italia, Spagna, Francia e Grecia, con una sensibile revisione al ribasso per gli ultimi due. “Il rapporto – nota tuttavia la Bce – ipotizza che tutte le riforme pensionistiche approvate negli ultimi anni trovino piena attuazione. Tuttavia, non è possibile escludere un’inversione delle passate riforme, come lasciano intendere le recenti discussioni avviate in alcuni Paesi”.

Un avvertimento che tocca anche la Francia, protagonista con la Grecia di una sensibile revisione al ribasso delle stime dei costi pensionistici che – nota la Bce – pare “ascrivibile soprattutto alla natura più favorevole delle ipotesi demografiche e macroeconomiche, piuttosto che a vere riforme”.    Proprio su queste stime emerge un certo scetticismo dei tecnici di Draghi, che fa parlare la Bce di “rischi negativi”.

Spagna, Italia, Portogallo, ad esempio, hanno mostrato nel periodo 1999-2012 una crescita della produttività molto più bassa di quanto si pensasse. Aiutano le stime anche le ipotesi fatte sull’andamento del mercato del lavoro, con un effetto che la Bce giudica “particolarmente pronunciato per Spagna, Italia, Cipro, Grecia e Portogallo”.    Un invito alla prudenza: nonostante gli “effetti positivi” del QE, la Bce deve anche rilevare che alcuni fattori, in primis la crisi in Grecia e il quadro geopolitico, sono un freno per la ripresa.  (Domenico Conti, Ansa).