Pensioni anticipi, pressing su Renzi: voluntary, già 1,9 mld

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Ottobre 2015 8:50 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2015 8:50
Pensioni anticipi, pressing su Renzi: voluntary, già 1,9 mld

Pensioni anticipi, pressing su Renzi: voluntary, già 1,9 mld

ROMA – Arriva dalla maggioranza l’ennesima spinta per la flessibilità delle pensioni. Con il via libera alla Nota di aggiornamento al Def e quindi al rinvio al 2018 del pareggio di bilancio, ottenuto anche senza l’appoggio dei verdiniani, il Parlamento ha infatti impegnato il governo ad allargare le maglie per l’uscita dal mondo del lavoro, sposando e di fatto dando manforte alla linea di Matteo Renzi.

Il problema resta però quello delle coperture, visto che la lista degli interventi apparentemente da inserire nella legge di stabilità non fa che allungarsi, anche alla luce delle stesse priorità dettate dal Parlamento che ha insistito anche su rinnovo della decontribuzione, misure contro la povertà, interventi a favore del Sud, disinnesco delle clausole di salvaguardia, eliminazione della Tasi, salvaguardia degli esodati e prolungamento dell’ecobonus.

Tutti punti che ricalcano in gran parte il mix di ipotesi su cui i tecnici dell’esecutivo continuano a lavorare tra Palazzo Chigi, Tesoro, Mise e altri ministeri. Ma ai quali si aggiunge anche il taglio dell’Ires, da introdurre già nella manovra di quest’anno giocando sugli acconti 2016, ma da scaricare finanziariamente – e quindi da coprire – tutto sul 2017.

Sul fronte delle risorse disponibili già dall’anno prossimo buone notizie arrivano intanto dall’andamento della voluntary disclosure. Al 30 settembre l’incasso complessivo tra imposte, interessi, sanzioni e contributi previdenziali ammontava, secondo le cifre rese note dal ministero dell’Economia, a 1,9 miliardi di euro, grazie ad oltre 63 mila istanze presentate.

In realtà, secondo i dati forniti solo ieri dall’Agenzia delle Entrate, le istanze sono già circa 70.000 e il numero non potrà che continuare ad aumentare nelle prossime settimane, facendo lievitare anche il gettito. Le stime circolate finora in via ufficiosa di 3 miliardi di entrate non sembrano quindi così lontane e potrebbero anche migliorare nelle previsioni più puntuali che verranno rese note proprio con la manovra.

Anche se il rientro dei capitali si chiude a fine anno, la competenza sul gettito può infatti essere spalmata in parte su quest’anno (come è stato già fatto per sterilizzare 1,4 miliardi di clausole di salvaguardia) e in parte l’anno prossimo. Tutto ciò che “avanzerà” rispetto alle somme già impegnate potrà quindi essere utilizzato a copertura delle misure 2016.

Una spinta potrebbe arrivare peraltro anche dalla crescita che quest’anno, secondo Fabrizio Pagani, cappo della segreteria tecnica del Mef, potrebbe superare il +0,9% indicato nella Nota al Def. Molto dipenderà però anche dai risultati della spending review e dai destinatari dei tagli.