Pensioni. Avvocati, ingegneri, notai: più contributivo e aliquote più alte

Pubblicato il 22 agosto 2012 11:27 | Ultimo aggiornamento: 22 agosto 2012 11:27

ROMA – Per le casse previdenziali dei professionisti è in arrivo l’adeguamento chiesto dal ministro Fornero: in linea generale gli assegni saranno un po’ più bassi, il ricorso al contributivo pro rata sarà più esteso, ma la sostenibilità per i prossimi 50 anni sarà assicurata. Il presidente dell’associazione degli istituti, Andrea Camporese (presidente della cassa giornalisti Inpgi) conferma il recepimento dell’allarme/sollecitazione  di Elsa Fornero. In sostanza, l’avvertimento con minaccia poteva sintetizzarsi così: datevi una regolata oppure sarete commissariati e saranno imposti il passaggio automatico al contributivo per tutti e un contributo di solidarietà dell’1% su ogni pensionato. Il presidente Camporese assicura che si sta correndo ai ripari, distinguendo ovviamente cassa per cassa e ricordando le riforme degli ultimi anni che vanno nella direzione giusta.

Giornalisti. Gli sforzi sono già sufficienti: non si toccano le riserve, tra il 2020 e 2030 si useranno i rendimenti patrimoniali  (gli immobili) dell’ordine del 3%. I 43 mila giornalisti non sono previste variazioni.

Avvocati.  La Cassa forense è la più generosa: attualmente si fonda su un calcolo retributivo per cui si ottiene l’assegno con un contributo del 13%, con esclusione dalla media dei 5 anni di performance  peggiori nella carriera lavorativa. L’aliquota contributiva dei 140 mila professionisti aumenterà di due punti percentuali e il calcolo verrà effettuato sulla media piena.

Ingegneri e architetti. All’Inarcassa vige il calcolo retributivo per 144 mila tra ingegneri e architetti: si cambia, si passa al contributivo.

Notai.  I 4500 notai si sono visti già da luglio elevare l’aliquota contributiva dal 33% al 40%.

Biologi, psicologi… Le casse che li riguardano, nate dopo il 1996 sono affidabili, cioè garantiscono la sostenibilità delle prestazioni, per definizione, essendo finanziate attraverso il calcolo contributivo. Essendo le aliquote basse, però, consentiranno assegni pensionistici bassi. Questa considerazione sollecita a un diverso rapporto con gli iscritti: bisogna spiegare che avranno pensioni non all’altezza delle aspettative, per cui va incoraggiato il ricorso alla previdenza complementare .

Giovani. Oggi come oggi devono attendersi pensioni modeste. La richiesta delle associazioni è prevedere un meccanismo di tutela  del tasso di sostituzione. Cos’è? E’ il rapporto tra primo assegno e ultima retribuzione: in futuro non dovrebbe, è la speranza, essere inferiore al 50%. Altra richiesta riguarda un aspetto assistenziale: le casse non offrono nessuna forma di ammortizzatore sociale. Se il professionista perde il lavoro, non guadagna, è scoperto. Si può discutere, dicono gli istituti, del regime fiscale. Attualmente le casse sono tassate al 20%, troppo, non si considera il ruolo che rivestono. In Europa sono tassati all’1%, una diminuzione sostanziale del carico fiscale libererebbe risorse senza confondere il piano previdenziale e quello assistenziale, confusione che in troppi ambiti, in primis nel pubblico, genera distorsioni e alla lunga insostenibilità.

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