Pensioni, c’è la Ue dietro lo stop sulle uscite anticipate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Settembre 2015 10:27 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2015 10:28
Pensioni, c'è la Ue dietro lo stop alle uscite anticipate

Pensioni, c’è la Ue dietro lo stop alle uscite anticipate

ROMA – Il tema pensioni “è un cantiere aperto, stiamo riflettendo su cosa sia possibile fare, ma oggi non ci sono le condizioni per fare anticipazioni sull’esito”, ha ribadito anche domenica 13 settembre il ministro del Welfare Giuliano Poletti.  “Ci sono elementi di problematicità e stiamo lavorando a tutte le simulazioni. Se ne parlerà nell’ambito della legge di stabilità, poi vedremo se ci saranno le condizioni per fare un intervento in questo momento”, ha aggiunto.

Ma quali sono queste problematicità che hanno indotto uno stop al tema della flessibilità in uscita, cioè la possibilità di consentire uscite anticipate dal lavoro tra i 62 anni e i 66 in deroga dalla riforma Fornero? Secondo Luca Cifoni del Messaggero, che cita un documento della Ragioneria dello Stato, dietro il no alla flessibilità c’è l’Unione Europea, o meglio le previsioni europee di medio-lungo periodo su pensioni e spese sanitarie che indicano nei prossimi anni le uscite di spesa pubblica di nuovo in salita nei prossimi anni. Dal momento che la Riforma Fornero è la miglior garanzia italiana del suo equilibrio contabile agli occhi dell’Europa, per quest’anno meglio soprassedere.

Pur in un contesto in cui gli effetti delle riforme italiane sono pienamente evidenti e riconosciuti, la stima della spesa si discosta significativamente da quella che emerge dal modello nazionale a partire dal 2020 circa e la divergenza tocca un picco massimo dello 0,7 per cento del Pil nel 2032, per poi essere riassorbita progressivamente nei decenni successivi.

In pratica sovrapponendo la curve del rapporto tra spesa pensionistica e prodotto generate dai due diversi modelli si osserva una visibile gobba dopo il calo delle uscite tra 2015 e 2020, anno in cui la loro incidenza si colloca in entrambi gli scenari al 15,3 per cento. Com’è usuale quando si parla di invecchiamento della popolazione e pensioni le stime coprono un arco di tempo molto lungo, arrivando al 2060 […]

Da cosa dipendono queste valutazioni differenti? Essenzialmente dalle diverse stime sull’andamento dell’economia in particolare nel quindicennio dal 2020 al 2034, che a sua volta avrebbe conseguenze sulla dinamica occupazionale. (Luca Cifoni, Il Messaggero).