In pensione tra i 63 e i 70 anni: la riforma targata Fornero

Pubblicato il 24 Novembre 2011 18:31 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2011 19:53

ROMA – Età delle donne, estensione del contributivo, anzianità e aspettativa di vita. Questi i temi affrontati dal governo sul fronte delle pensioni, nel pacchetto di misure annunciato e che dovrà essere varato entro la fine dell’anno. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, intervenendo in videoconferenza all’assemblea della Cna ha affermato che la riforma delle pensioni è già stata fatta ma ha bisogno di ”tempi più accelerati”. E su questa accelerazione sta ragionando il governo.

In particolare la Fornero punta all’estensione del contributivo pro rata per tutti (quindi dal 2012 anche per coloro che avevano più di 18 anni di contributi nel 1995 e che erano stati ”salvati” dalla riforma Dini mantenendo il più generoso sistema retributivo) ma questo intervento che avrebbe caratteristiche di equità rischia di non portare risparmi abbastanza consistenti. E’ probabile quindi un intervento per anticipare l’aumento dell’età di vecchiaia delle donne nel settore privato (al momento è previsto a partire dal 2014 per andare a regime nel 2026), altro elemento con caratteristiche di equità perchè uniformerebbe le età di vecchiaia con gli uomini e con le donne del settore pubblico.

Ma è sull’anzianità che si stanno concentrando i calcoli dei tecnici. La Fornero ha più volte, da esperta di previdenza, manifestato la sua preferenza per una fascia flessibile di uscita dal lavoro uguale per tutti tra i 63 e i 70 anni con penalizzazioni per chi esce prima e vantaggi per chi va in pensione più tardi. Ma questa ”fascia” non convince completamente la Ragioneria generale dello Stato che preferirebbe risparmi certi e quantificabili (lasciando la libertà alle persone di uscire sarebbe più complicato quantificare i risparmi).

E’ probabile quindi che dal ministero dell’Economia si spinga per una stretta sulle pensioni di anzianità con il raggiungimento di quota 100 tra età anagrafica e contributi nel 2015 (comprendendo nella stretta anche chi ha 40 anni di contributi che adesso può uscire a qualsiasi età) accelerando rispetto alla quota 96 di oggi per i dipendenti in aumento a 97 solo nel 2013. La quota 100 con 64 anni di età minima, secondo alcuni studi, potrebbe portare risparmi per due miliardi tra il 2013 e il 205 per poi assestarsi su 1,7/1,8 miliardi l’anno.

L’altro tema che sarà probabilmente affrontato è quello dell’aggancio dell’età pensionabile all’aspettativa di vita: al momento la misura è prevista a partire dal 2013 (con tre mesi e aggiornamenti triennali legati alla speranza di vita all’età del pensionamento) ed è possibile che l’intervento sia anticipato al 2012. Non è escluso infine che si lavori anche sulle aliquote contributive dopo il discorso del presidente del Consiglio sulla necessità di eliminare le disparità esistenti nel settore previdenziale.