Donne in pensione a 65 anni, ma solo dal 2025?

Pubblicato il 26 Giugno 2011 17:03 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2011 17:03

ROMA – Donne in pensione a 65 anni, ma più tardi con un cambio più graduale. Sarebbe questa, secondo quanto scrivono Marco Mobili e Marco Rogari sul Sole 24 Ore, l’ipotesi sulla quale starebbero lavorando il ministero dell’Economia e quello del Lavoro sulla riforma del sistema pensionistico delle dipendenti del settore privato.

La soglia di vecchiaia, scrivono i due giornalisti, “comincerebbe a salire solo dal 2015, o al più presto dal 2014, con un meccanismo molto graduale (soprattutto fino al 2019-2020 quando ci sarebbe un’accelerazione) che garantirebbe l’approdo a quota 65 anni non prima del 2025, ben oltre il 2020 o il 2022 immaginati dai tecnici del Tesoro”.

Ma per avere una risposta definitiva sulla questione bisognerà aspettare il vertice di maggioranza sulla manovra che sarà varata a breve (dovrebbe ottenere il via libera il 30 giugno).

Nella manovra saranno presenti anche altre misure in materia pensionistica: secondo Mobili e Rogari ci sono delle misure pressoché certe (“l’anticipo al 2013 del meccanismo che aggancia il momento del pensionamento effettivo alla speranza di vita. Quasi certi anche il prelievo sulle pensioni d’oro e un intervento in chiave totalizzazione”) e altre che invece sono ancora in bilico (“l’aumento al 33% dell’aliquota sui parasubordinati. Nel caso in cui questa misura dovesse saltare, potrebbe rispuntare l’anticipo al 2012 di «quota 97» per il pensionamennto di anzianità, prevista dalla legge Prodi-Damiano, utilizzabile anche come alternativa al piano sulle donne”).

Nella manovra ci sarà, spiegano i due giornalisti, anche l’oramai famoso “giro di vite su scommesse, giochi non regolari, in particolare con macchine di intrattenimento, e sul cosiddetto “poker live”.

Inoltre andranno rivisti i criteri con i quali saranno individuati i Comuni virtuosi da premiare per il patto di stabilità: secondo Mobili e Rogari, “due voci di riferimento, alle quali saranno di fatto vincolati i premi, saranno quelle del debito e del costo del personale”.

Tra le altre misure, ci sarebbe, secondo Mobili e Rogari, “una sorta di moratoria sui contributi agricoli: i versamenti saranno sospesi in attesa di un riordino dei meccanismi di tutela delle imprese in crisi”.

Per quanto riguarda il pubblico impiego, continuano i due giornalisti, “il blocco totale del turn over appare certo così la proroga al 2015 degli adeguamenti contrattuali, mentre è in corso una rimodulazione del taglio del 5% agli stipendi dei dirigenti pubblici, che dovrebbe scattare sopra i 70mila euro e non più dai 50mila euro. Un taglio che dai 130mila diventerebbe del 10%, oggi previsto solo oltre i 150mila euro”.