Pensioni donne, Boeri: “Anzianità contributiva le penalizza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Settembre 2015 9:21 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2015 9:21
Pensioni donne, Boeri: "Anzianità contributiva le penalizza"

Pensioni donne, Boeri: “Anzianità contributiva le penalizza”

ROMA –  Il Governo, lo hanno ribadito in Parlamento i ministri Padoan e Poletti, interverrà solo per alcuni ritocchi alla riforma Fornero, compatibilmente con il quadro finanziario. Tradotto, significa che la priorità sarà data agli esodati, in primis per quelli in situazione di disagio economico, e ad opzione donna. Per le due questioni, secondo le indicazioni dei ministri, potrebbero infatti essere utilizzate risorse già esistenti, non sfruttate e quindi “risparmiate” nelle precedenti salvaguardie.

Per attivarle servono due passaggi: il primo è affidato alla Conferenza dei servizi che dovrà certificare innanzitutto le risorse spese e quelle non spese, il secondo spetta invece al governo, che una volta identificati i risparmi passati dovrà sbloccarli con una norma di legge in deroga al principio dell’annualità (appunto la manovra).

Boeri: tener conto dell’età, l’anzianità contributiva penalizza le donne. Risorse nuove saranno invece necessarie per la flessibilità in uscita e qui la trama potrebbe complicarsi non poco, visto che le coperture in arrivo per la manovra dalla spending review sembrano essere inferiori ai 10 miliardi previsti. L’intervento potrebbe essere dunque riservato a casi particolari ed un suggerimento in questo senso arriva da Tito Boeri.

Secondo il presidente dell’Inps, se ad esempio si volesse introdurre nel sistema pensionistico “una maggiore flessibilità tenendo conto delle problematiche delle donne, sarebbe importante non ripristinare vecchi requisiti di anzianità contributiva, vantaggiosi per gli uomini“, tenendo piuttosto conto. Non a caso, gli assegni degli uomini sono oggi il 40% superiori rispetto a quelli delle donne.

Guardando alle misure di flessibilità Boeri invita inoltre a stabilire delle “soglie minime” di assegno per evitare uscite forzate, svantaggiose per il lavoratore.”La spesa media per le prestazioni pensionistiche è più alta per gli uomini che per le donne, nel 2014 mediamente le pensioni degli uomini sono risultate del 40% circa più alte rispetto a quelle donne”. Boeri ha parlato di “sproporzioni” nel trattamento pensionistico di uomini e donne.

La disparità di genere. Altri dati, ha sottolineato, rilevano come al 31 dicembre del 2014 le “donne rappresentavano il 52,9% dei beneficiari di trattamenti pensionistici”, ma la spesa a loro riservata si fermava al “44,2%”. Quindi, pure se le pensionate sono di più, come numero, l’esborso medio per i loro assegni è inferiore. Tuttavia qualcosa negli ultimi tempi è cambiato: “nel 2006 la spesa media per prestazione era più alta del 44% per gli uomini che per le donne, invece nel 2014 è del 41%”, ha evidenziato il numero uno dell’Inps.

“Nel corso del tempo” il divario, ha proseguito, si è “attutito”, ma le differenze restano e sono dovute “a due aspetti: il mercato del lavoro e le regole pensionistiche”. Boeri ha fatto notare che nel lavoro dipendente privato le retribuzioni delle donne sono pressoché il 68% di quelle degli uomini e la percentuale scende al 50% circa se si guarda al lavoro parasubordinato.

Secondo Boeri pesa anche la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ma una fetta del gap si spiega con le regole pensionistiche. “Una grossa componente della disparità – ha spiegato – è legata alle pensioni di anzianità che hanno avvantaggiato gli uomini”, grazie al fatto che possono vantare “una maggiore anzianità contributiva”. Tanto che, ha precisato Boeri, “le pensioni di anzianità 4 volte su 5 sono a vantaggio degli uomini”. Tuttavia anche in questo caso nel tempo, o meglio con il passaggio al sistema contributivo, “l’asimmetria si è ridotta”.