Pensioni d’oro. Tito Boeri vuole il taglio, Poletti ci pensa, Renzi dice no?

Pubblicato il 8 febbraio 2015 12:31 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2015 12:47
Pensioni d'oro. Tito Boeri vuole il taglio, Poletti ci pensa, Renzi dice no?

Pensioni d’oro. Tito Boeri vuole il taglio, Poletti ci pensa, Renzi dice no?

ROMA –  “Sarà l’anno della sforbiciata alle pensioni d’oro?” si chiede Valentina Conte su Repubblica, spinta da Tito Boeri, che, appena nominato da Matteo Renzi presidente dell’V, constata:

“Nel passato abbiamo fatto promesse previdenziali eccessive. Persone che andavano in pensione a 40-42-43 anni, in condizioni di salute ottime, potendo continuare a lavorare. E alle quali abbiamo garantito pensioni piene, cioè molto più di quanto avevano versato. Il peso di tutto questo l’hanno pagato e lo pagano i giovani. Un’iniquità pazzesca”.

Il termine pensioni d’oro è però sbagliato: più che di pensioni d’oro dovrebbe parlare di pensioni rubate. Le pensioni d’oro dovrebbero includere anche quelle pensioni frutto di versamenti alti, conseguenza di stipendi alti che ancora in italia non sono diventati colpa. Le pensioni rubate sono quelle che indignano un po’ tutti da anni, quelle dei ferrovieri a 40 anni, delle hostess a 36, sempre nel pubblico o parapubblico, di cui ora si sono accorti anche alcuni nei corridoi del potere. Per non parlare delle pensioni di invalidità distruibuite a piene mani nel Meridione come componenti dello Stato sociale e puntualmente negate agli invalidi al Nord.

Anche parlare di pensioni rubate è ingiusto, perché questi pensionati non sono andati allo sportello col mitra, hanno semplicemente approfittato di leggi dello Stato che ora, secondo Tito Boeri e uno stuolo di dirigenti pubblici, dovrebbe rimangiarsi i suoi impegni, una vera e propria rapina di Stato, pari all’azzeramento del debito pubblico. Già ci fidiamo poco dello Stato italiano, fate una operazione del genere e la fiducia andrà sotto zero. Di quello Stato e delle sue leggi si sono poi fidati a decine di migliaia quei lavoratori che hanno lasciato il proprio posto anzi tempo, per favorire il risanamento (esempio i giornali) con integrazioni di contributi fino a 5 anni che una legge dello Stato aveva garantito.

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Senza contare i rischi di costituzionalità, sulla scia dell’infame contributo imposto alle pensioni più alte dal duo Berlusconi-Tremonti e esaltato da Mario Monti e Enrico Letta, già bocciato dalla Corte costituzionale una volta e in attesa di una seconda bocciatura.

Ecco dunque, riporta Valentina Conte, la proposta di Tito Boeri «per ridurre almeno in parte l’iniquità»:

“Introdurre un prelievo «del 20-30%» sulla sola differenza tra l’assegno pieno e i contributi versati. In totale, spiega Boeri, un sacrificio «al massimo del 10% e riservato alle pensioni più alte, diciamo dai tremila euro in su al mese».

 

Molti pensano che si tratti di chiacchiere da intellettuali da salotto, cosa ingiusta per Tito Boeri che sul suo sito La Voce.info pubblica pregevoli studi. Lo stesso Boeri è ben consapevole dell’iniquità di un taglio generalizzato alle pensioni alte, quelle d’oro e ha anche preso coraggiosa posizione pubblica contro Enrico Letta quando il suo Governo rinnovò il contributo di solidarietà su tutte le pensioni da un certo livello in su.  Tuttavia nella sua nuova proposta c’è molto di demagogia per titoli di giornali in tutto questo. Osserviamo che:

– il grosso delle pensioni rubate si addensa nel pubblico;

– non sembra che l’Inps sia attrezzato al ricalcolo perché per i pubblici mancano le informazioni;

Il governo è diviso. Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ci pensa, Matteo Renzi non vuole. Che farà Boeri? si chiede Valentina Conte che riferisce:

“«Quando verrà il momento, faremo discussioni su tutto», si è lasciato sfuggire sabato Giuliano Poletti, uscendo dal convegno sull’occupazione organizzato dal Pd a Torino. Il ministro del Lavoro non esclude che la proposta di equità, battezzata così dall’economista Tito Boeri prima di diventare presidente Inps, possa essere esaminata dal governo. Sarà dura però.
«Mi sento di escluderlo», aveva detto il premier Renzi nella conferenza stampa di fine anno. Aggiungendo che «la leadership è mettersi accanto persone più brave di se stessi», come nel caso di Boeri. Ma «questo non vuol dire che le loro idee diventano programma di governo».
Pietra tombale? Non secondo Poletti, ben conscio che se la riforma Fornero non cambia «rischiamo un problema sociale». E che «uno strumento flessibile» per chi è vicino alla pensione ed è senza reddito, in quanto esodato o licenziato, è ormai ineludibile.
Dove trovare i soldi? La proposta di equità di Boeri, ad esempio, potrebbe garantire 4 miliardi all’anno. Lo ricorda lo stesso professore della Bocconi, in un’intervista andata in onda domenica scorsa nella puntata di Presa diretta su Raitre, ma precedente alla sua nomina a numero uno dell’istituto di previdenza. «C’è un problema di fondo qui», spiega Boeri.
«Nel passato abbiamo fatto promesse previdenziali eccessive. Persone che andavano in pensione a 40-42-43 anni, in condizioni di salute ottime, potendo continuare a lavorare. E alle quali abbiamo garantito pensioni piene, cioè molto più di quanto avevano versato. Il peso di tutto questo l’hanno pagato e lo pagano i giovani. Un’iniquità pazzesca». Ecco dunque la proposta «per ridurre almeno in parte l’iniquità». Introdurre un prelievo «del 20-30%» sulla sola differenza tra l’assegno pieno e i contributi versati. In totale, spiega Boeri, un sacrificio «al massimo del 10% e riservato alle pensioni più alte, diciamo dai tremila euro in su al mese». Poletti ci pensa, Renzi non vuole. Che farà Boeri?”.