Esodati, precoci, chi paga? Non gli autonomi, ma i fumatori?

Pubblicato il 25 Gennaio 2012 12:36 | Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2012 14:11

ROMA – Chi pagherà per trovare per trovare le risorse a sostegno dei lavoratori precoci, gli esodati e i troppo penalizzati dalla riforma? Non gli autonomi, visto che in Commissione il Pdl si è messo di traverso e rimesso in discussione il ritocco alle aliquote sui contributi previdenziali di artigiani, commercianti e coltivatori diretti iscritti alle relative gestioni autonome Inps. Un ritocco che a regime sarebbe stato dello 0,15% per il quale anche il ministro Fornero aveva manifestato pubblicamente tutta la sua contrarietà.

Se non gli autonomi, chi allora? Molto probabilmente toccherà ancora ai fumatori, grazie a un ulteriore aggravio sulle accise delle sigarette. Se invece verranno rispettati i criteri di equità e progressività, si potrebbe andare verso una maggiorazione del contributo di solidarietà imposto ai pensionati più ricchi, cioè a partire dagli assegni superiori ai 200 mila euro. Anche questa opzione non è gradita al Pdl, specie per l’entità della maggiorazione (che oscilla tra il 20 e il 25%). Alla copertura è stata aggiunta, sempre in Commissione alla Camera, una sorta di clausola di salvaguardia che prevede che nel caso in cui le risorse finanziarie non si rivelassero sufficienti, si potrà procedere anche con un aumento dei contributi che le imprese versano per gli ammortizzatori sociali. Ma anche questa misura vede contrario il ministero del Lavoro.

Il Pd, che ha spinto molto per garantire il salvagente previdenziale a “esodati” e “precoci”, è sospettoso riguardo allo stop al provvedimento deciso in Aula. “Non si capisce tutta questa sollevazione che rischia di essere strumentale a obiettivi politici e non di merito”, ha affermato Pier Paolo Baretta (Pd), che ha aggiunto: “Comunque per noi non ci sono pregiudiziali sulle coperture”. Secondo Giuliano Cazzola (Pdl), invece, “anziché scervellarsi a trovare una diversa copertura, dopo l’autogol sull’aumento dei contributi ai lavoratori autonomi, sarebbe meglio sopprimere la norma sostanziale poiché è corretto ed equo che sia applicata una modesta penalizzazione economica a quanti vanno in pensione anticipata prima di 62 anni di età”.

Tutto da rifare? Ricordiamo che le risorse su cui si è acceso lo scontro riguarda il provvedimento di compensazione, diciamo così, ai troppo penalizzati dalla riforma, vale a dire i lavoratori precoci (che hanno iniziato a versare i contributi in giovane età e hanno raggiunto i 40 anni di contributi prima dei 62 anni) e gli esodati. Per i primi è previsto (se si trova la copertura) di ridurre la penalizzazione sulla quota di assegno calcolata con il contributivo fissata dalla riforma all’1% per gli ultimi due anni prima dei 62 e al 2% per gli anni precedenti: ci sarà un ritocco verso il basso, una penalità meno onerosa per il pensionato. Aggiustamenti e correzioni riguarderanno gli “esodati”, coloro che a un passo dalla pensione hanno accettato gli incentivi delle aziende per uscire. L’incentivo serviva a compensare i contributi mancanti: con le nuove regole dovrebbero aspettare anche 5 anni, o comunque lunghi periodi nella terra di nessuno dei senza reddito e senza assegno previdenziale.