Pensioni, il “boom” dei fondi negoziali: merito soprattutto dei piani individuali pensionistici

Pubblicato il 8 Novembre 2010 18:16 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 18:16

Agenti e promotori finanziari stanno facendo affari d’oro grazie ai fondi pensionistici negoziali. Le compagnie private stanno sfruttando in particolare i piani individuali pensionistici, che attirano sempre più clienti. Un’analisi relativa a questo fenomeno è stata fatta da Marco Lo Conte sul Sole 24 Ore.

Spiega Conte che “i fondi pensione italiani vedono crescere i propri asset grazie al flusso contributivo degli aderenti (e in misura inferiore grazie ai rendimenti, qualora si registrino). Un flusso che vale oltre 10 miliardi l’anno di denaro fresco (vedi grafico a fianco), solo grazie ai versamenti di una piccola parte (il 22%) dei lavoratori che avrebbero diritto a una copertura di un secondo pilastro”.

Il merito maggiore per questa crescita è da attribuire, secondo l’autore dell’articolo, ai piani individuali pensionistici (Pip), che hanno registrato “tassi di crescita eccellenti, nonostante siano gli strumenti più costosi: l’indice sintetico di costo (a 10 anni) è dell’1,98% contro l’1,16% dei fondi aperti e lo 0,39% dei negoziali. E a ciascun punto percentuale di costo sostenuto in più corrisponde una riduzione della rendita del 20% dopo 35 anni”.

Le compagnie, prosegue Lo Conte, prendono di mira soprattutto “gli iscritti ai fondi di categoria: da inizio 2010 si registrano oltre tremila fuoriuscite, di cui un migliaio da Cometa (metalmeccanici), 400 circa da Previmoda (tessile-abbigliamento) e circa 200 da Fon.Te (commercio, turismo, servizi), passati in parti eguali ai Pip di Alleanza e Mediolanum. Cifre esigue in termini assoluti, ma che testimoniano una tendenza in atto. Ciò significa che le politiche commerciali delle reti puntano a convincere chi una scelta l’ha già fatta, invece di convincere i dieci milioni di soggetti sprovvisti di copertura previdenziale di secondo pilastro”.

La concorrenza, conclude Lo Conte, “è stata istituita nel mercato previdenziale con la riforma entrata in vigore a gennaio 2007. Una concorrenza tra strumenti collettivi e individuali e quindi piena di spine: per dirimere le controversie tra negoziali, Sgr e compagnie assicurative, la Covip ha definito le norme di collocamento dei differenti strumenti: in sintesi, chi propone un fondo pensione aperto o un Pip a un dipendente deve spiegargli in caso di adesione al Pip perderebbe il contributo datoriale previsto in caso di iscrizione a un fondo di categoria e si caricherebbe di costi maggiori”.