Economia

Pensioni. “Non toccate la Fornero, salta tutto”, Banca d’Italia e Corte dei Conti all’unisono

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Pensioni, la Fornero non si tocca, altolà di Banca d’Italia e Corte dei Conti

ROMA – Pensioni. “Non toccate la Fornero, salta tutto”, Banca d’Italia e Corte dei Conti all’unisono. Il sistema pensionistico italiano funziona così com’è e non va toccato. Tornare indietro rispetto alla riforma Fornero significherebbe mettere a rischio i conti pubblici, soprattutto in vista dell’evoluzione demografica che vedrà progressivamente aumentare gli anziani e diminuire i giovani in età da lavoro. E’ un doppio ‘no’ quello che, nel dibattito apertosi sulle pensioni, arriva in Parlamento dalla Corte dei Conti e da Bankitalia. Chiamate in audizione sulla Nota di aggiornamento al Def, entrambe hanno invitato a non indietreggiare rispetto alle garanzie fornite dalla legge in vigore.

“Ogni arretramento – ha osservato il presidente dei magistrati contabili, Arturo Martucci – esporrebbe la finanza pubblica a rischi di sostenibilità”. Ad essere bocciate sono proprio le modifiche invocate dai sindacati, che ancora oggi, ribadiscono la richiesta di congelare l’aumento dell’età pensionabile collegato all’aspettativa di vita previsto per il 2019.

Secondo la Corte, i caratteri strutturali della riforma Fornero, “a partire dai meccanismi di adeguamento automatico di alcuni parametri, come i requisiti anagrafici di accesso alla evoluzione della speranza di vita e la revisione dei coefficienti di trasformazione”, vanno infatti pienamente confermati. Una linea ribadita da Bankitalia. Citando l’ultimo rapporto della Ragioneria, Via Nazionale evidenzia “l’importanza di garantire la piena attuazione delle riforme approvate in passato, senza tornare indietro”.

Tanto più che, ha rilanciato ancora il vicedirettore generale, Luigi Federico Signorini, le norme degli ultimi 20 anni hanno migliorato profondamente “sia la sostenibilità, sia l’equità intergenerazionale del sistema”. In vista della definizione della legge di bilancio, entrambi i giudizi danno quindi manforte all’intenzione del governo di ritoccare il minimo possibile il sistema, con eventuali interventi che Paolo Gentiloni ha già definito nei giorni scorsi ‘puntuali’ e quindi non di vasta portata.

Non a caso, dall’audizione di Pier Carlo Padoan e dal documento depositato dal ministro alle Commissioni Bilancio il tema è rimasto totalmente escluso. Dalla Corte dei Conti è però arrivata anche qualche critica alle azioni dell’esecutivo, ispirate spesso più dall’urgenza che da una visione di lungo periodo. Sia nella spending review che nelle misure fiscali si è agito così, ha sottolineato Martucci, in primo luogo sulla scelta operata finora di utilizzare come forma di copertura misure di lotta all’evasione, di per sé incerte.

A sollevare qualche dubbio è stato peraltro anche l’Upb. Se infatti Bankitalia parla di calo del debito imperativo ma finalmente a portata di mano, l’Autorità guidata da Giuseppe Pisauro ha fatto invece notare che la riduzione del debito prevista a partire da quest’anno non sarebbe sufficiente ad assicurare il rispetto della relativa regola numerica entro il 2020. Guardando al deficit, inoltre, l’aggiustamento strutturale dello 0,3% per il prossimo anno garantirebbe il rispetto delle regole in termini annuali, ma non sul biennio, quando “permarrebbero dei rischi di deviazione anche significativa”.

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