Pensioni, il furto ai co.co.co: versano, mantengono gli altri, non la prendono

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Marzo 2014 14:28 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2014 14:28
Pensioni, il furto ai co.co.co: versano, mantengono gli altri, non la prendono

Pensioni, il furto ai co.co.co: versano, mantengono gli altri, non la prendono

ROMA – Hanno meno tutele degli altri, pagano comunque i contributi e coi loro contributi, di fatto, pagano le pensioni agli altri lavoratori e consentono all’Inps di evitare il collasso. Sono i co.co.co, ovvero l’esercito dei lavoratori parasubordinati, quello che comprende collaboratori, professionisti senza cassa e associati in partecipazione.

Loro, denuncia Italia Oggi, subiscono un vero e proprio furto: perché i loro contributi, per quanto regolarmente versati, non daranno mai vita a nessuna pensione. Eppure, come spiega Marino Longoni, a vedere i conti dell’Inps è proprio da loro che dipende il sistema.

“La gestione lavoratori autonomi perde ogni anno 12 miliardi, quella dei dipendenti pubblici 8 miliardi, quella dei dipendenti di imprese private uno.

L’unica gestione in attivo è la gestione separata, quella dei parasubordinati, che nel 2012, ultimo anno disponibile, aveva regalato alle casse dell’Inps 8,6 miliardi. Senza questi contributi l’Istituto di previdenza pubblica sarebbe al collasso. In pratica i lavoratori più bistrattati, meno sindacalizzati, con il minor numero di diritti, consentono all’Inps di pagare le pensioni a quelli più tutelati”.

Una beffa per lavoratori che in gran parte non vedranno mai una pensione. Perché lo spiega sempre Italia Oggi:

Il problema è quello del «minimale contributivo»: in pratica a questi lavoratori viene accreditato un mese di contributi, validi ai fini pensionistici, solo se dichiarano un reddito di almeno 1.295 euro al mese. Se il loro reddito è invece, per esempio, la metà di questa cifra, ci vorranno due mesi di lavoro per mettere insieme un mese di contributi.

A parte gli amministratori, la stragrande maggioranza di coloro che versano alla gestione separata non arriva a questi livelli di reddito. Quindi rischiano seriamente di versare contributi espropriativi senza riuscire a maturare un diritto alla pensione: l’aliquota contributiva, che già è salita dal 10 al 28% in meno di vent’anni, è destinata infatti ad arrivare al 33% entro il 2018.