Pensioni. Inpgi: una legge di 2 righe per la democrazia. M5S non vuole, la Lega voleva…

di Anonimo
Pubblicato il 1 marzo 2019 6:53 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019 9:08
Pensioni. Inpgi: una legge per la democrazia. M5S non vuole, la Lega...Nella foto: Luigi Di Maio, nemico dei giornalisti e della libera informazione e il suo avversario Giovanni Tria

Pensioni. Inpgi: una legge per la democrazia. M5S non vuole, la Lega…Nella foto: Luigi Di Maio, nemico dei giornalisti e della libera informazione e il suo avversario Giovanni Tria

Editoria e previdenza, una legge per la democrazia. La crisi strutturale dell’editoria con centinaia di stati di crisi a catena e svuotamento delle redazioni, il boom di iscritti al’INPGI 2 (che naviga invece in acque floridissime, ma con conti del tutto separati ed autonomi) come finti cococo, gli uffici stampa che versano all’INPS, i finti programmisti registi RAI o le finte cessioni del diritto d’autore,  ecc. ecc. sta purtroppo portando a un dissesto cui invece sarebbe facile rimediare.

Allo stato dei fatti, l’INPGI, l’istituto di previdenza dei giornalisti che accantona i contributi e eroga le pensioni, rischia seriamente il Commissariamento (perché alla fine del 2019 si ritroverà con 2 anni e mezzo di riserva tecnica effettiva contro i 5 anni previsti come minimo dalla legge) o il passaggio diretto all’INPS o addirittura peggio.

Trattandosi però di una crisi strutturale del sistema editoria, senza alcuna “ruberia”, perché i conti dell’Istituto sono assolutamente in ordine, nessun eventuale Commissario potrebbe rimettere in piedi la baracca perché non avrebbe alcuna bacchetta magica.

La via d’uscita è solo “politica” ed ha una sola soluzione: quella dell’immediato implemento massiccio della base contributiva degli iscritti all’INPGI 1 dopo lo svuotamento degli ultimi disastrosi anni.

L’INPGI 1 si può salvare solo ed ESCLUSIVAMENTE se tutti coloro che in Italia a qualsiasi titolo – anche se formalmente non riconosciuti dall’Ordine dei giornalisti – svolgono attività giornalistica o comunque di “comunicazione” prevalente ai fini della loro denuncia dei redditi IRPEF versassero i contributi previdenziali all’INPGI 1 senza più ritardi, anziché all’INPS, all’INPS 2, all’INPGI 2 o all’ex ENPALS.

Per far questo occorre anche una leggina di 2 righe che obblighi i circa 20 mila comunicatori a versare da subito all’INPGI 1, anziché all’INPS. Parallelamente occorre che gli appena 18 ispettori dell’INPGI 1 (senza neppure 1 ispettore per ogni Regione non si va da nessuna parte) vengano al più presto supportati dagli Ispettori del Lavoro pubblici nel controllo a tappeto di tutti coloro che lavorano negli Uffici Stampa pubblici (università, federazioni sportive affiliate al CONI, grandi imprese pubbliche – come Poste, Trenitalia ecc. – grandi Comuni, province, Regioni, ministeri, Presidenza del Consiglio, enti costituzionali) e privati (come società quotate in Borsa e non – grandi imprese TELECOM- TIM- WIND-ENEL-ecc.) i quali versino erroneamente i loro contributi all’INPS. Occorre che i loro contributi passino, invece, immediatamente all’INPGI 1 con 5 anni di arretrati senza pagamento di sanzioni o multe né spese legali per i datori di lavoro. Ciò darebbe ossigeno alle Casse dell’INPGI 1 che si trovano senza liquidità corrente.

Per far passare i circa 20 mila comunicatori dall’INPS all’INPGI 1 occorre invece una leggina di poche righe. 
Deputati e senatori della Lega avevano presentato un testo nell’ultima legge di stabilità,ma non è poi passato per la ferma opposizione dei 5 Stelle. Si pensava che la Lega l’avrebbe riproposto direttamente nel decreto legge sulle pensioni (Quota 100), ma non è avvenuto. Né tantomeno sotto forma di emendamento al decreto-legge al Senato.

Ora l’ultima speranza resta la presentazione di un emendamento al decreto-legge quando arriverà alla Camera con sua successiva approvazione e ripassaggio obbligatorio al Senato.
Non c’è più tempo per le chiacchiere. E’ ormai scaduto da un bel po’. Ora occorrono i fatti e la politica deve fare la sua parte senza ulteriore indugi.
Altrimenti l’INPGI 1 salterà in aria e con esso tutto il sistema informativo in Italia che metterebbe in serio rischio la stessa democrazia del nostro Paese e lederebbe gravemente il diritto dei cittadini ad una corretta e compiuta informazione autonoma ed indipendente.