Pensioni, Inps comunica. Prima i voti (maggio), poi i tagli (giugno)

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 27 marzo 2019 10:13 | Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2019 10:13
Pensioni, Inps lo comunica. Prima i voti (maggio), poi i tagli (giugno)

Pensioni, Inps comunica. Prima i voti (maggio), poi i tagli (giugno) (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Pensioni, Inps comunica. Comunica che l’Istituto, comprensibilmente impegnato ad elaborare le pratiche dei primi centomila e passa che hanno chiesto di diventare pensionati via quota 100 e massicciamente intento a raggiungere l’obiettivo di caricare entro il primo di aprile le card relative al reddito di cittadinanza (almeno un po’ dei ad oggi circa 400 mila richiedenti), non ce la fa a fare altro.

E come dare torto all’Inps? Tra l’altro che c’era da fare c’era il mini taglio delle pensioni dall’importo superiore ai 1500 euro lordi mensili. Un po’ si fa ad aprile, la pensione di aprile sarà appena un po’ più bassa di quella di gennaio, febbraio e marzo. Un po’, appena un po’: da una manciata di centesimi ad un mucchietto di euro a seconda dell’entità dell’assegno mensile. Un po’, appena un po’ nella non del tutto mal riposta speranza che il pensionato se ne accorga poco o niente.

Se però quel po’, appena un po’ lo moltiplichi per quattro (quota gennaio più febbraio, più marzo e appunto aprile) goccia a goccia si fa un bel fondo di bicchiere. I centesimi in meno in pensione diventano euro, gli euro diventano decine di euro. Quindi niente conguaglio ad aprile, niente restituzione del mdi più percepito nel primo trimestre. Il conguaglio negativo per il pensionato si fa a giugno.

Perché a giugno? Deve essere giugno una data che piace ad Inps. Infatti fissato a giugno anche il taglio delle pensioni dette d’oro e semplicemente di alto importo. I soldi, in questo caso centinaia e migliaia di euro, l’Inps li toglie tutti insieme a giugno. Eppure i pensionati super colpiti non sono poi milioni e neanche centinaia di migliaia, era impossibile detrarre da gennaio o da febbraio o da aprile?

Chissà se era impossibile, certo è che quasi sei milioni di pensionati Inps (pensionati con assegni che vanno da 1500 lordi mensili fino ai cosiddetti importi d’oro) si troveranno nella pensione a giugno soldi in meno che avrebbero dovuto trovare in meno a gennaio, febbraio, marzo, aprile…Insomma prima di maggio.

Maggio? A maggio i pensionati diventano elettori, votano per le Europee. Quindi, prima i voti e poi i tagli. Non a caso il vertice Inps ora opera in piena sintonia e in diretta armonia con i partiti di governo.  E Lega e M5S hanno un loro legittimo calendario dove c’è scritto prima i voti e poi i tagli. Inps comunica che ha adottato medesimo calendario.