Pensioni. Militari, enti locali, politici: i privilegi costano 2,5 mld l’anno

Pubblicato il 23 Giugno 2015 10:55 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2015 10:55
Pensioni. Militari, enti locali, politici: i privilegi costano 2,5 mld l'anno

Pensioni. Militari, enti locali, politici: i privilegi costano 2,5 mld l’anno

ROMA – Pensioni. Militari, enti locali, politici: i privilegi costano 2,5 mld l’anno. Davvero i conti delle nostre pensioni sono in ordine, che il sistema è e sarà in equilibrio per anni? C’è un dato che dovrebbe invece mettere sull’avviso: oggi versano contributi previdenziali all’Inps 22 milioni di lavoratori, di contro 20 milioni di persone ricevono un trattamento previdenziale (di cui 3 milioni per prestazioni assistenziali).

Marino Longoni su Italia Oggi (“Pensioni, figli e figliastri”) sottolinea la drammaticità di questo dato, che si avvicina pericolosamente a un rapporto 1 a 1, cioè un pensionato per ogni lavoratore dipendente.

Ma non c’è solo questo rapporto (che in prospettiva indice a pensare che la Riforma Fornero, sesta riforma dal 1991 al 2011, non sia affatto l’ultima) che mina l’equilibrio di sistema. I benefit delle categorie più protette costano infatti all’Inps 2,5 miliardi l’anno, a cominciare dai politici, settore pubblico, donne. Protezioni, non vorremmo dire privilegi, che Tito Boeri  presidente dell’Inps è andato snocciolando e  pubblicizzando nel corso degli ultimi mesi.

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Privilegi doppi per i lavoratori del comparto sicurezza. Militari, carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, infatti, beneficiano di un regime di favore sia sotto il profilo del diritto che della misura della pensione rispetto agli altri lavoratori dipendenti. Insomma, possono mettersi a riposo prima e godere una pensione d’importo superiore, perché calcolata sull’ultimo cedolino paga (soggetto, peraltro, a maggiorazione).

Enti locali, insegnanti, personale sanitario. Si tratta, in genere, di lavoratori pubblici che originariamente appartenevano ai fondi Cpdel, Cpi, Cps e Cpug, prima che questi venissero incorporati all’Inpdap e prima che l’Inpdap fosse abrogato e fatto confluire all’Inps.

I fondi, istituiti presso il ministero del tesoro, gestivano le pensioni (Ivs = invalidità, vecchiaia e superstiti) dei dipendenti pubblici di enti locali (Cpdel), insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (Cpi), del settore sanitario pubblico (Cps) e degli ufficiali giudiziari e loro coadiutori (Cpug). Il percorso di armonizzazione dei requisiti per la pensione operato dall’art. 24, comma 6, del dl n. 201/2011 arriverà a compimento nel 2018, ma ciò non basterà (perdurando oltre) a mettere fine alla speciale disciplina delle regole di calcolo della quota retributiva dei quattro ex fondi e, quindi, alla situazione di privilegio di cui godono i lavoratori iscritti.

Il privilegio si concretizza nella quota di pensione che valorizza le anzianità contributive fino al 31 dicembre 1997, con un massimo per le anzianità contributive fino al 31 dicembre 1992. Valgono, tra le altre, queste regole speciali:

la retribuzione media pensionabile coincide con la retribuzione derivante dall’ultimo cedolino (per gli altri lavoratori, invece, è ottenuta dalla media degli ultimi cinque anni);

non si applica alcun tetto retributivo (che vale per gli altri lavoratori), per cui si applica sempre l’aliquota di rendimento del 2% (agli altri lavoratori, invece, alle alte retribuzioni è applicata un’aliquota di rendimento decrescente che arriva a dimezzarsi). (Marino Longoni, Italia Oggi).