Pensioni. Mini-rimborsi per fasce di reddito

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Maggio 2015 10:48 | Ultimo aggiornamento: 15 Maggio 2015 10:48
Pensioni. Mini-rimborsi per fasce di reddito

Pensioni. Mini-rimborsi per fasce di reddito

ROMA –  Le misure per le pensioni arriveranno sul tavolo del consiglio dei ministri lunedì, come previsto. Ma, a differenza di quanto lasciato intendere finora, si tratterà forse solo di un primo esame. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, fino ad oggi pronto a spingere sull’acceleratore, sembra aver soppesato le parole annunciando da Tiblisi che, nell’appuntamento già fissato per il primo giorno della prossima settimana, il governo “discutere le misure” identificate per trovare una soluzione. Renzi ha assicurato che verrà rimborsata una parte ma che in compenso il Governo non toglierà niente a nessuno.

L’idea a cui si lavora è quella di mini-rimborsi per fasce di reddito che limitino l’impatto totale dell’operazione a 2,5-3 miliardi al massimo. Tutti da quantificare, secondo le regole europee, nel bilancio 2015. Sulle coperture lo studio di fattibilità è ancora in corso, ma sembra esclusa l’ipotesi circolata in questi ultimi giorni che ci si possa rifare agli introiti della voluntary disclosure, ancora troppo vaghi e concretamente poco quantificabili.

Che gli arretrati debbano essere restituiti “a percentuale” sembra scontato anche guardando ai calcoli dell’Ufficio parlamentare di bilancio. I tecnici dell’Upb hanno valutato il peso dei rimborsi nel “peggiore scenario” per la finanza pubblica, con arretrati 2012-2014 che oscillerebbero tra i 3.000 e i 7.000 euro a pensionato. Si passerebbe infatti dai 3.000 euro per un pensionato “tipo” con un assegno mensile pari a 3,5 il minimo (1.640 euro circa) ai 7.000 per gli assegni di 9,3 volte il minimo.

Con un esborso monstre per l’Erario ed anche con un’incongruenza di fondo. Se infatti i minori trattamenti ricevuti per effetto della deindicizzazione sarebbero stati tassati ad aliquota marginale di circa il 30% se percepiti anno per anno, oggi, in qualità di arretrati, sarebbero assoggettati ad una aliquota media pari a circa il 19%. Quindi il pensionato tipo che in passato ha perso potere d’acquisto per 2.100 euro, oggi ne recupererebbe circa 2.400 euro, ovvero una cifra superiore a quanto perduto. Luca Cifoni sul Messaggero spiega il meccanismo di restituzione basato sul principio di progressività.

Le simulazioni condotte tra Inps e Ragioneria generale dello Stato avevano permesso di arrivare ad uno schema abbastanza avanzato pur se non definitivo, basato sul principio della progressività applicata per fasce di importo pensionistico. Vuol dire che se una pensione è pari ad esempio a cinque volte il minimo Inps, poco più di 2.300 euro lordi al mese ai valori 2011, sarà applicata l’indicizzazione piena sulla parte fino a tre volte il minimo e percentuali via via ridotte tra le tre e le quattro volte e poi tra le quattro e le cinque.

Ma il meccanismo sarebbe valido per tutti: in questo modo anche le pensioni un po’ più alte avrebbero comunque una quota pur se limitata di rivalutazione. Al contrario il provvedimento adottato dal governo Monti sull’onda dell’emergenza finanziaria riconosceva l’adeguamento totale fino alla soglia dei 1405 euro al mese e nulla al di sopra. (Luca Cifoni, Il Messaggero).