Pensioni, quelli che “non la prenderò mai”: un italiano su due si vede povero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 settembre 2013 10:25 | Ultimo aggiornamento: 19 settembre 2013 10:25
Pensioni, quelli che "non la prenderò mai": un italiano su due si vede povero

Pensioni, quelli che “non la prenderò mai”: un italiano su due si vede povero

ROMA – Pensioni, quelli che “non la prenderò mai”: un italiano su due si vede povero. C’è vita dopo la pensione? Complice la lunghissima crisi e le continue riforme sempre meno lavoratori vedono come plausibile il traguardo della pensione o almeno come un miraggio l’approdo certo a una vecchiaia dignitosa economicamente. E non stiamo parlando , non solo, delle aspettative previdenziali nell’Italia post-Fornero. Il tema è mondiale, come dimostra uno studio della banca internazionale Hsbc, che ha monitorato la percezione del problema con un sondaggio che coinvolge 16 mila lavoratori intervistati di 16 paesi (non c’è l’Italia però).

Il nono rapporto sulla previdenza  che si chiama appunto “Life after pension?” conferma come il 12% degli interpellati ritiene che non riuscirà ad andare in pensione con una rendita adeguata, un lavoratore su 8, cioè, giudica utopico sperare in un assegno pensionistico congruo. I più disillusi di tutti sono inglesi e americani, dove il rapporto è di un lavoratore su 5.

L’indagine – che ovviamente indaga tra sistemi previdenziali assai diversi – riferisce che nel mondo ci sono 579 milioni di pensionati che percepiscono dallo Stato in media una quota pari al 37% dell’ultimo salario. L’età del pensionamento, che in alcuni paesi non è fisso ma flessibile, è un elemento particolarmente critico: ben il 43% del campione non sa quando smetterà di lavorare; in Brasile il picco, con l’82% di lavoratori che non ha idea di quando andrà in pensione; la quota più bassa in India, dove solo il 29% è incerto. Che il problema maggiore sia il lavoro è evidenziato dall’alta percentuale, 64 “semi-pensionati” su cento, che rimpiangono di non aver lavorato di più in passato, visto l’ammontare della propria rendita pensionistica. (Marco Lo Conte, Il Sole 24 Ore)

In Italia, le cose non vanno meglio. Sulla percezione psicologica dei nostri lavoratori fa fede una ricerca Censis dell’anno scorso commissionato dalla Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione): il 40% dei lavoratori versa contributi non regolari ma intermittenti, il 34% teme di poter perdere il lavoro nel prossimo futuro. Il risultato è che il 46% degli interpellati – praticamente un italiano su due – prevede per sé una una vecchiaia di ristrettezze.

Il problema che si impone, quindi, è la consapevolezza sul proprio futuro. Un anno fa, alla fine di ottobre 2012, a questo proposito, i professori di Economia Luigi Guiso e Franco Perracchi, scrissero una lettera aperta sul Sole 24 Ore indirizzata al ministro Fornero per lamentare il diritto negato nei fatti ai lavoratori, a essere informati sul destino pensionistico che li aspetta. La “verità sulle pensioni”, gli effetti della riforma, questo è urgente dire, e l’Inps, per esempio avrebbe l’obbligo e gli strumenti per farlo, come con la cosiddetta “busta arancione”.

Cioè una comunicazione con dati attendibili che contenga conto corrente previdenziale, proiezione sui tempi di maturazione dei requisiti per il pensionamento, valore economico dell’assegno futuro.