Pensioni oltre 4mila euro subiranno tagli tra il 10 e il 20%. Donne e poliziotti più penalizzati

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 agosto 2018 10:49 | Ultimo aggiornamento: 12 agosto 2018 11:00
Salvini conte Di Maio

Salvini, Conte e Di Maio (foto Ansa)

ROMA – Le pensioni d’oro non verranno più tagliate attraverso il metodo contributivo. Lega e Cinque Stelle hanno infatti [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  deciso di colpire gli assegni da 4 mila euro netti in su, applicando un taglio puro che oscilla tra il 10 e il 20%, e che sarà proporzionale all’anticipo del pensionamento rispetto ad una certa età che ora verrà ricalcolata.

Il taglio, come spiega Valentina Conte su Repubblica, sarà quindi assai più severo rispetto a quello previsto dall’allora Legge Fornero, riforma che, stando alle intensioni dell’esecutivo, verrà abolita.

Nel mirino finiscono 158 mila super pensionati nella speranza di recuperare 500 milioni all’anno. I soldi recuperati serviranno ad alzare le pensioni minime e sociali. Le stime sono considerate però troppo ottimistiche: pur essendoci una clausola di salvaguardia che consentirà di non scendere mai sotto gli 80 mila euro lordi, ci sono intere categorie (in primis alti magistrati e professori universitari) che sono andati in pensione a 70 anni con assegni molto generosi. In questo caso, le loro pensioni non saranno toccate vista l’età molto avanzata in cui si sono pensionati.

Il criterio prevede di togliere a chi ha per dare a chi non ha colpendo chi si è pensionato giovane. Per questo ad essere penalizzate saranno donne e categorie come ex militari e poliziotti. Ma come funziona il concreto? Le pensioni pubbliche e private, passate e future sopra gli 80 mila euro lordi all’anno, subiranno una penalizzazione. La parte retributiva degli assegni sarà ridotta in relazione all’età in cui ci si è pensionati.

Tutti le pensioni verranno ricalcolate portando i coefficienti di trasformazione (il numero che trasforma il montante contributivo in rendita pensionistica in funzione della speranza di vita) al valore relativo al pensionamento di vecchiaia al momento dell’uscita dal mercato del lavoro. In tal modo  la “rendita” si abbassa ed anche di molto. A “salvare” i pensionati, c’è però la clausola di salvaguardia che non può far scendere il lordo pensionistico sotto gli 80 mila euro annui.

La logica è: prima te ne sei andato o te ne andrai, più ti colpisco. Il problema è che, in molti casi, l’età di uscita di riferimento non è quella vigente all’epoca in cui uno è andato in pensione. Ma una nuova età, ridefinita applicando in modo retroattivo la speranza di vita attuale indietro sino agli anni Settanta.

Se ad esempio, nel 1995 l’età per andare in pensione di vecchiaia era di 62 per gli uomini e 57 per le donne, quella ricalcolata dal governo è ora 64 anni. La penalizzazione, in questo caso per le donne che non potevano far altro che andare in pensione a 57 anni è molto forte. Per i 7 anni di anticipo, una professionista donna che ha una pensione alta viene quindi punita con un taglio attorno al 20%. Si tratta di un taglio pari al 2,9% all’anno, molto più alto quindi del 2% l’anno previsto dalla Fornero che si applicava solo a chi anticipava davvero l’età pensionabile.

Un alto ufficiale dell’Esercito che è attualmente al lavoro da quando ha 19 anni, se nel 2019, a 62 anni, decidesse di andare in pensione dopo 43 anni di servizio, ora si ritroverà con un assegno sopra i 4 mila euro netti che sarà tagliato del 14,5%.  perché si trova a 5 anni da quota 67, l’età di vecchiaia prevista dalla legge. Se lascia a 65 anni, il taglio si abbassa invece al 6,4%.

Secondo Stefano Patriarca, esperto di previdenza e fondatore di Tabula, si andrà a colpire una platea piccola composta da circa 68mila persone ricavando così 300 milioni di euro nella stima più ottimistica. E si arriverà allo stesso tempo ad una probabile bocciatura della Consulta: la legge parla infatti di ricalcolo ma invece si andrà a penalizzare il pensionato in base ai coefficenti di traformazione.

Le categorie penalizzate.

Ad essere penalizzati saranno quelli andati in pensione prima, soprattutto donne, militari e poliziotti, spiega ancora Patriarca. Non si andrà però ad intervenire  sulla vera stortura del metodo retributivo, ossia quella di “premiare le carriere veloci che alzano gli stipendi negli ultimi anni di attività”.